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Studio, amori e tafferugli «Non dimentico nulla»

L’umanista e filosofo, celebre per la sua memoria prodigiosa «Ma non ricordo mio padre, morto quando avevo quattro anni»

MODENA. “Mio papà si chiama Giovan Francesco detto Gianfrancesco ma lo ricordo solo vagamente perché è morto che avevo quattro anni”. Potrebbe iniziare così il racconto d'infanzia di Pico della Mirandola, nato il 24 febbraio 1463 e morto a Firenze il 17 novembre 1494.

“La mia mamma invece si chiama Giulia, Giulia Boiardo, e proviene dalle terre del feudo di Scandiano. È una contessa. Di cognome fa Boiardo come l'autore dell'Orlando Innamorato, Matteo Maria Boiardo, che sì, era un parente, anc ...

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MODENA. “Mio papà si chiama Giovan Francesco detto Gianfrancesco ma lo ricordo solo vagamente perché è morto che avevo quattro anni”. Potrebbe iniziare così il racconto d'infanzia di Pico della Mirandola, nato il 24 febbraio 1463 e morto a Firenze il 17 novembre 1494.

“La mia mamma invece si chiama Giulia, Giulia Boiardo, e proviene dalle terre del feudo di Scandiano. È una contessa. Di cognome fa Boiardo come l'autore dell'Orlando Innamorato, Matteo Maria Boiardo, che sì, era un parente, anche se un po' alla lontana. E ho cinque fratelli, io: Caterina, Giulia, Galeotto, Lucrezia e Antonio (Antonmaria)”.



“Vero è che quando leggo qualcosa, qualsiasi cosa, non importa quanto lunga e quanto complessa, poi non la scordo più. Mi divertiva fin da piccino lasciare a bocca aperta chi mi ascoltava declamando la Divina Commedia, che mi era piaciuta tanto, tutta sì, però al contrario. Tanto riesco a farlo con qualsiasi poema, mi riesce proprio naturale. Però la mamma ha pensato che fosse opportuno per me studiare diritto canonico e così sono stato obbligato a studiare all'università di Bologna”.

“Avevo solo 14 anni quando ci sono arrivato. Solo dopo la morte della mamma ho iniziato a viaggiare e seguire i miei interessi, più umanistici, diciamo così: Ferrara, Padova, Firenze, Parigi, Perugia... Non è che pensassi solo a studiare eh, anzi ho combinato un pasticcio quella volta che stavo andando a Perugia, che se lo ricordano ancora, e se non era per l'intervento del mio caro amico Lorenzo, mi sa che non ne uscivo per nulla bene. Guai amorosi e tafferugli a parte ho pubblicato tantissime cose, ma ho cercato di sintetizzare tutto il mio pensiero con le “Novecento Tesi” ovvero “proposizioni dialettiche, morali, fisiche matematiche, teologiche, magiche, cabalistiche, sia proprie che dei sapienti caldei, arabi, ebrei, greci, egizi e latini”. E diciamolo, i guai son stati ancor maggiori, ho fatto arrabbiare tantissimo Innocenzo. Per fortuna che poi è arrivato Alessandro a sistemare un po' di cose. Scappa e fuggi, fermati e medita, però, alla fine, sapete che forse son morto avvelenato?”.

Ndr: lo zio del testo è Giovan Francesco Pico II, figlio di Galeotto, suo primo biografo. Il Lorenzo del testo è Lorenzo de' Medici. Innocenzo è Giovan Battista Cibo, diventato papa col nome di Papa Innocenzo VIII. Alessandro invece è Rodrigo Borgia, il suo successore, Alessandro VI.

Per maggiori informazioni: www.picodellamirandola.it

Monica Tappa