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va a lavorare a cento 

L’ostetrica Carmela lascia «Grazie donne pavullesi»

PAVULLO. Col nuovo anno l’ospedale di Pavullo ha perso una delle ostetriche storiche che hanno vissuto gli anni d’oro del punto nascite, fino alla chiusura dell'ottobre scorso. Dal 1° gennaio Carmela...

PAVULLO. Col nuovo anno l’ospedale di Pavullo ha perso una delle ostetriche storiche che hanno vissuto gli anni d’oro del punto nascite, fino alla chiusura dell'ottobre scorso.

Dal 1° gennaio Carmela Amato non è più in servizio: l’ultima giornata di lavoro in reparto per lei è stata quella del 31 dicembre, poi dopo aver smaltito le ferie arretrate e fatto un completo trasloco, il 1° febbraio inizierà una nuova esperienza all’ospedale di Cento (Ferrara). «Non ce la facevo a stare fuori dalla sala parto – sottolinea – e alla magia che si crea quando viene al mondo una vita. Dopo la chiusura del punto nascite, mi sono guardata in giro contattando altre aziende sanitarie per sapere se avevano bisogno di un'ostetrica. Da Ferrara ho avuto una risposta positiva e Modena ha acconsentito al trasferimento: cambio vita, per quanto sia doloroso abbandonare Pavullo dopo 18 anni».

Carmela è arrivata a Modena da Castellammare di Stabia (Napoli) nel 1988 come infermiera al Policlinico. Nel 1995 si è diplomata in Ostetricia, poi ha fatto il giro dei consultori di Sassuolo e Carpi per entrare quindi in sala parto proprio al Policlinico. Il 4 giugno 2000 l’arrivo a Pavullo, e il 5 l’assistenza al primo parto qui, «quello della mia postina – racconta – non potrò mai dimenticarlo».

L’ultimo il 14 ottobre, quello di Maria (figlia di una coppia di Montese), dopo cui il punto nascite ha cessato l’attività. In mezzo, più di mille bimbe e bimbi visti venire alla luce «assieme a un'equipe splendida – rimarca – eravamo come una famiglia, davvero. Ci bastava uno sguardo per capirci. Sono voluta partire subito proprio perché voglio portare con me solo questo ricordo di Pavullo, e dire quanto era bello una volta lavorare lì».

Ma di tante, qual è stata l’esperienza più bella?

«Quella della notte in cui ho seguito otto parti con solo un’infermiera di turno, allora c’era ancora come primario Attilio Bongiovanni (andato in pensione nel 2010, ndr) e anche se non c’era il doppio turno ostetrico si facevano 600 parti l’anno. Una notte senza respiro, ma andò tutto bene: piansi dalla gioia alla fine».

Ora si volta pagina, «ma prima – chiosa Carmela – un ringraziamento a tutte le donne di Pavullo che mi hanno permesso di assistere ai

loro miracoli: è con loro che mi sono diplomata davvero. Al Comitato Mamme, che con grande sensibilità raccolse fondi per dotarci di una vasca con cromoterapia e due fasciatoi. E a mia figlia Stefania, che in tutti questi anni ha sopportato tante mie assenze». (d.m.)



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