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Modena, bimbi, vi racconto Auschwitz. E so che capirete benissimo

Modena, bimbi, vi racconto Auschwitz. E so che capirete benissimo

Quell’orrore non va nascosto ai più piccoli, basta usare parole e immagini giuste Come hanno fatto i ragazzi di una scuola elementare nel video “Il volo di Sara”

 MODENA. Un po’ di storia: era freddissimo, quel 27 gennaio del 1945, quando i soldati sovietici dell'Armata Rossa entrarono dal cancello del campo di concentramento e sterminio nazista di Oswiecim, in Polonia (più conosciuto col suo nome tedesco, Auschwitz). Trovarono circa settemila prigionieri abbandonati a se stessi (le truppe tedesche erano in fuga), stracci di carne attaccati alle ossa, carne da macello ed esperimenti, numeri tatuati sulla pelle e terrore negli occhi. Fecero molte foto, increduli, di tanto orrore, i militari. Fecero molti sorrisi, increduli, i prigionieri.

Non si deve dimenticare, si cominciò a dire. Iniziarono a parlare i superstiti, non è possibile, si continuò a dire. Eppure. È per questo che, dagli anni Duemila, il 27 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata della Memoria. Per non dimenticare.

Tra i 25 bambini ebrei italiani sopravvissuti (su 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni internati nel campo di concentramento) c'è Liliana Segre, appena nominata senatrice a vita dal Presidente Mattarella. Sull'avambraccio il numero di riconoscimento tatuato a fuoco: 75190. Ci ha messo quaranta anni, Liliana, prima di decidersi a raccontare la sua esperienza. L'orrore. “Pensavo mi avrebbero presa per pazza”, ha detto in qualche intervista.

Ai ragazzi che incontra nelle scuole racconta che “ci avevano privati della nostra umanità e della pietà verso un altro essere umano. Era questa la loro vittoria, era questo il loro obiettivo: annientare la nostra umanità”.

Ma come si fa a raccontare l'orrore ai bambini? Intanto si può, si deve? Sì, è necessario. Il silenzio omertoso di molti adulti, il tentativo continuo di edulcorare il mondo e la realtà e la vita ed evitare di passare loro la Memoria non è un buon investimento che si fa agli adulti di domani. Con delicatezza, grazie a molti autori e illustratori, (ma anche grazie a film e video) negli ultimi anni si riesce ad affrontare questo argomento con delicatezza, con sensibilità, senza fingere, senza omettere, raccontando la verità possibile, con parole e immagini adeguate. I bambini capiscono benissimo. Eccome se capiscono. Partecipano, si commuovono, crescono un pochino. E creano.

I bambini e i ragazzi (accompagnati da molti adulti, soprattutto insegnanti) creano la meraviglia di portare nella Memoria la loro bellezza, la loro umanità, la loro commozione, la loro istintiva, naturale, emozionante empatia. Un seme di bellezza che cresce là dove c'era cenere e morte.

Un esempio? Concedetevi nove minuti. C'è un video, che si chiama “Il volo di Sara”, su Youtube, ideato e realizzato dagli alunni della classe 5B della Scuola Primaria "Anna Frank" di Colonnetta - Direzione Didattica F. Rasetti - Castiglione del Lago (Perugia). È stato realizzato durante l'anno scolastico 2012-2013. Ha vinto il Premio Unicef al Torino Film Festival e il Premio Internazionale di Alcamo.

“C'è un pezzetto di ogni alunno – racconta il maestro Paolo Buzzetti - C'è chi non sa scrivere, ma se gli dai una matita in mano comunica tutto ciò che ha dentro. C'è chi è bravo con la musica. Chi sa leggere. In questo modo tutti trovano uno spazio. Ci sono imperfezioni, anche errori volutamente lasciati lì. I disegni sono freschi, anche un po' infantili. Ma sono loro. Se riusciamo a non contaminare il lavoro di un bambino con l'occhio e la mano dell'adulto il gioco è fatto. Noi abbiamo voluto dare un'anima, una voce a Sara. Attraverso lei l'abbiamo data ai tanti bambini che hanno vissuto questa tragedia. Abbiamo voluto farli volare via, lontano lontano!”. Perché proprio questo documento e non altre segnalazioni o titoli, proprio oggi?


Perché parla di Olocausto e perché un bimbo di quelli che ha realizzato il video non c'è più. La Memoria è importante. E allora buon volo anche a te, Hubert, detto occhi di luce.

Illustrazione tratta da. "Storia di Vera" di Gabriele Clima. Edizioni San Paolo, 2010.

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