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Rubrica Fuori Classe / Il nuovo braccio meccanico per la chirurgia pediatrica del Policlinico

Rubrica Fuori Classe / Il nuovo braccio meccanico per la chirurgia pediatrica del Policlinico

Il dottor Pier Luca Ceccarelli illustra la nuova apparecchiatura utilizzata nel campo della chirurgia, chiarendo la funzione e i vantaggi di questa grande innovazione

MODENA. Il braccio meccanico rappresenta una nuova frontiera nel campo della medicina. È stato il chirurgo Pier Luca Ceccarelli, dell’azienda ospedaliera di Modena, a mostrare la funzione di questo rivoluzionario dispositivo chiamato “JAiMY’’ e donato dall’associazione W.I.T.H YOU grazie al gruppo BPM Banco S. Geminiano e S. Prospero.

Citando l’ingegnere Emanuele Giovannini: “E’ uno strumento endoscopico che ha la particolarità di integrare meccanismi di movimenti elettrici. Questi movimenti permettono di raggiungere i sette gradi di libertà, che rappresentano la maggior possibilità di movimento negli spazi più piccoli e permettono di aumentare l’efficacia di quella che sarebbe la normale operatività del nostro chirurgo”. E’ costituito da una punta, uno stelo e un’impugnatura dotata di una serie di comandi che consentono di piegare e ruotarne l’estremità, la quale è abilitata ad afferrare e tagliare tessuti e vasi sotto l’attenta guida dell’esperto. Lo strumento quindi si distingue per la possibilità di flessione e rotazione totale che consente di raggiungere zone inaccessibili e spazi ridotti.

Rubrica Fuori Classe / La chirurgia pediatrica ha un nuovo braccio robot Il dottor Pier Luca Ceccarelli, direttore della Chirurgia Pediatrica, spiega il funzionamento del braccio robot ora in uso al Policlinico. Uno strumento che permette di operare con precisione in situazioni anche complesse, grazie ai movimenti dell'estremità del braccio che possono raggiungere angoli inaccessibili in spazi ridotti (intervista di Matilda Randighieri, video di Francesca Parrotta e Annalisa Garuti, studentesse della 5CL del liceo linguistico Muratori San Carlo)

Queste caratteristiche rendono quindi l’apparecchio fondamentale per le operazioni di chirurgia videoassistita sui pazienti più giovani. Lo conferma il Dottor Ceccarelli, direttore di Chirurgia Pediatrica al Policlinico, il quale si occupa in particolare delle patologie e malformazioni congenite su torace e addome, in altre parole degli errori di costruzione dei vari apparati. Per queste delicate operazioni Ceccarelli è favorevole all’utilizzo di dispositivi tecnologici, in quanto possono facilitare un intervento, offrendo immagini nitide e più amplificate dell’occhio umano, migliorare la manualità e di conseguenza eseguire manovre altrimenti non realizzabili. Quando gli viene chiesto di approfondire il rapporto tra medicina e tecnologia, e se non teme quindi che il ruolo del chirurgo possa diventare marginale rispetto alla macchina, Ceccarelli risponde: “Io ritengo che sia necessario approcciarsi ad una medicina all’avanguardia, perché lo strumento serve ad aumentare le capacità dell’operatore e rende possibili manovre prima inimmaginabili.

E’ molto importante curare il rapporto tra “uomo” e tecnologia per garantire il miglior trattamento del paziente, ma i fondamenti della chirurgia tradizionale rimarranno tali: la macchina non è in grado di compensare totalmente al compito del chirurgo e sopperire alle sue abilità e conoscenze. In sostanza, lo strumento ti aiuta a fare meglio il tuo lavoro ma la decisione ultima spetta all’uomo: il regista, e attore principale, rimane comunque il chirurgo.” Il dottor Ceccarelli ha concluso ricordando l’importanza del progetto di Cooperazione Internazionale attivo dal 2005, che coinvolge l’Ospedale Regionale di Gomel in Bielorussia, il quale si occupa della popolazione delle zone colpite e contaminate in seguito alla tragedia di Chernobyl.

Rubrica Fuori Classe / Come funzionano le sale operatorie? Un viaggio al Policlinico Il Policlinico di Modena ha aperto per noi le sale operatorie per una visita eccezionale nel blocco operatorio dell'ospedale della città, il più grande dell'Emilia Romagna. Una opportunità per capire da vicino il lavoro complesso di centinaia di persone che tutti i giorni salvano la vita ai pazienti (video di Francesca Parrotta e Annalisa Garuti)

La stessa apparecchiatura è stata donata anche a questo ospedale, in quanto l’incidenza delle malformazioni congenite causate dalla radioattività è aumentata. L’apporto di un ulteriore aiuto tecnologico ha dunque consentito alla struttura ospedaliera di raggiungere risultati migliori e di incrementare la qualità delle cure offerte. Gli aspiranti e futuri chirurghi non devono quindi credere che “tecnologia” coincida per forza con la marginalizzazione del ruolo del professionista. Come dice Ceccarelli infatti quando si è giovani specializzandi, “si vuole operare, ci si vuole mettere in gioco” e l’idea che una macchina possa prevalere può spaventare. È per questo che il dottore ha voluto sottolineare che ciò, a suo avviso, non accadrà mai: d’altronde parliamo sempre di strumenti. E per quanto fondamentali, senza qualcuno che sappia utilizzarli, restano oggetti. È proprio questa la chiave: l’unione, la sinergia tra uomo e macchina, che non oscura il chirurgo ma lo fa brillare.

* studentesse della 5CL liceo Muratori San Carlo

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