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Anche i servizi segreti ricercano il “piccirillo” di Adolfo Hitler
libro di francesco baraldini 

Anche i servizi segreti ricercano il “piccirillo” di Adolfo Hitler

Oltre un anno fa il corposo volume “I nipotini dello zio Sulprizio”, pubblicato da Elis Colombini. Allo stesso editore Francesco Baraldini si è affidato per il romanzo fantafarsesco, dal titolo “L'att...

MODENA. Oltre un anno fa il corposo volume “I nipotini dello zio Sulprizio”, pubblicato da Elis Colombini. Allo stesso editore Francesco Baraldini si è affidato per il romanzo fantafarsesco, dal titolo “L'attore. La vera storia del figlio segreto di A. H.”. Il protagonista è un “piccirillo”, nascosto a Napoli nel 1950 per necessità tra il popolo, che cresce con l'evolversi temporale della storia; un bambino segnato nei cromosomi da genitori impegnativi, un fanciullo che non sa di portarsi dentro un pesante fardello, un lato caratteriale che forse sarà superato o forse emergerà… Tutti lo cercano, tra cui mafiosi, agenti americani e tedeschi. Da Venezia, Tel Aviv, Roma, Monaco di Baviera, Montencarlo si muovono individui ambigui e loschi figuri tra intrighi e colpi di scena, tanto che lo scrittore modenese li sviluppa con andamento teatrale. Una storia inventata nella quale ogni dettaglio è basato su documenti reali.

Anche in questo romanzo il tono della narrazione, perfino quando il racconto indugia su particolari crudi e cruenti, si mantiene leggero e soffuso di ironia. Perché questa vena letteraria “farsesca”?

«Non può essere altro che una farsa, quella che rievoca situazioni tanto drammatiche e così vicine a noi, per non urtare la sensibilità di chi, dal personaggio di cui si fa cenno, ha ricevuto persecuzioni e rovina. La farsa, la recita, la commedia non sono altro che un velo, una sorta di paravento riccamente decorato dietro il quale appare, ancor più cruda, la realtà. E, più della realtà, la parodia svela la verità».

Da dove escono questi personaggi che si distinguono per la ricchezza di colori caratteriali?

«L’ambientazione è tratta da certi films neorealisti come “L’Oro di Napoli” oppure, per altro verso, “Germania anno zero”; da certi romanzi come “La Pelle” di Curzio Malaparte e da certe commedie di Eduardo (Napoli milionaria...)».

Attori, caricature dell'umanità, più reali della realtà, si muovono su un palcoscenico senza limiti di spazio e tempo...

«La vita è rappresentazione, ogni uomo è un attore che interpreta se stesso e vuole dare di sé l’immagine migliore, il copione che ci viene imposto non ammette

deroghe, pena l’esclusione dalla commedia… due tempi… forse tre… poi cala il sipario e si accendono le luci in platea. Io, dopo anni passati a recitare la mia parte, ho deciso di sedermi in platea e di aspettare pazientemente che la commedia abbia fine».


 

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