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Pavullo. Estorsione da un milione preso anche ’O Zingarone

 Il giudice interroga i due fermati, inquieta il ruolo di Salvatore Lionetti Era già stato coinvolto in sparatorie e azioni di stampo mafioso a Castelfranco

PAVULLO. Compariranno stamattina davanti al Giudice delle indagini preliminari di Modena i due uomini fermati lunedì sera dai carabinieri della Compagnia di Pavullo con l’accusa di tentata estorsione andata in scena tra Pavullo e Serramazzoni, Un’estorsione da un milione di euro nei confronti di un imprenditore locale. Il conosciuto 59enne A.S., ritenuto il mandante, partirà dagli arresti domiciliari, mentre arriverà dal carcere l’uomo che è ritenuto l’esecutore materiale delle minacce: il 41enne Salvatore Lionetti detto ’O Zingarone, residente a Castelfranco e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine.

Si tratta infatti un personaggio dal lungo - per così dire - curriculum. Originario di San Cipriano d’Aversa (Caserta), è oggetto della cronaca modenese almeno dal 30 novembre 2007, quando rimase ferito a una gamba in una sparatoria avvenuta nel centro di Castelfranco, in via De Gasperi. Uno sconcertante episodio da far west, legato - almeno si ritenne all’epoca, ma ci furono poi nuove versioni - a un debito di 290 euro che Lionetti, allora 31enne, aveva nei confronti del 23enne Arturo di Caterino, artigiano di Guiglia, che dopo un diverbio telefonico decise di sistemarla a quattr'occhi: entrambi con una pistola in tasca, si ferirono reciprocamente.

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Nel corso degli anni Lionetti è poi tornato più volte al centro della cronaca per estorsioni con metodi operativi di stampo mafioso, collegate dagli inquirenti al clan dei Casalesi. Nell'ottobre 2015 venne condannato in primo grado a Modena a 5 anni e 4 mesi per reati di questo tipo compiuti nel 2010, nell’ambito delle indagini su un gruppo in cui le figure di spicco erano Alfonso Perrone detto ’O Pazzo e il suo braccio destro Sigismondo Di Puorto, uno dei boss dei Casalesi. Lionetti peraltro nel 2011, mentre era già in carcere per altri fatti, ricevette un’altra ordinanza di custodia cautelare relativa ad un’indagine della Finanza che stroncò una banda, collegata ancora al clan dei Casalesi, che svolgeva attività illegale di recupero crediti. Insomma, una figura “navigata” nel settore.

Resta tutto da capire come, nell’ipotesi accusatoria, il 59enne A.S. abbia potuto rivolgersi a lui: si conoscevano? Dove nasce il legame tra due zone della provincia, Serra-Pavullo e Castelfranco, non certo confinanti?

A fronte degli elementi raccolti dai carabinieri del nucleo operativo di Pavullo e della stazione di Serra, coordinati dal capitano Nicola Puccinelli, per gli inquirenti è stato Lionetti ad avvicinare il 23 agosto a Pavullo l’imprenditore formulandogli la richiesta di un milione se voleva stare tranquillo lui e la sua famiglia, di cui aveva mostrato di conoscere benissimo i componenti. Sempre lui, poi, la notte tra il 25 e 26 settembre avrebbe incendiato la Hyundai dell'imprenditore parcheggiata di fronte casa a Serra, ma all'interno della recinzione. E per il pm Claudia Natalini, che conduce le indagini, sarebbe stato a un passo da qualcosa di ancora più grave, cosa che ha fatto scattare il provvedimento di fermo.

Una gran brutta storia, con tanti interrogativi dietro.
 

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