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Presa la banda che assaltava le case

Arrestati Davide Riviera e i figli Cinziano e Sandro. Sarebbero gli autori di dodici colpi per un bottino di oltre 200mila euro

PAVULLO. Manette bis per il trio che ha flagellato di furti l'Appennino tra il 2015 e il 2017. Ieri mattina i carabinieri della Compagnia di Pavullo sono andati in “trasferta” nel torinese (con lo stesso capitano Nicola Puccinelli) per bussare alla loro porta e notificare le misure di custodia cautelare in carcere emesse dal gip Eleonora Pirillo. Nel paese di Montanaro sono andati a trovare il padre 60enne Davide Riviera, mentre a Chivasso la visita è stata per il figlio 22enne Cinziano: dopo il passaggio in caserma a Chivasso, li hanno portati a destinazione al carcere di Ivrea. Per l'altro figlio, il 37enne Sandro Riviera, è stata invece tappa ligure per condurlo dalla sua casa di Sarzana al penitenziario di La Spezia. La famiglia, di origine sinti, è accusata della bellezza di 12 episodi in Appennino, e non solo: tre rapine aggravate e nove furti in abitazione, per più di 200mila euro di bottino. Reati resi particolarmente deplorevoli dalla scelta delle vittime: tutti pensionati e anziani abituati a fidarsi del prossimo, specie se si presenta in divisa o comunque con un'ufficialità tecnica. E questa era la gran specialità del trio, perfettamente a suo agio nel vestire i falsi panni di carabiniere, agente di pm, tecnici del gas o di Enel. Suonavano e cominciavano a dire di dover controllare soldi falsi o eseguire pericolose operazioni su luce e gas che consigliavano di tirar fuori e mettere al riparo i valori di casa. Che poi in un momento di distrazione svanivano, come loro. Una metodologia infallibile. Fino al 22 aprile 2017, quando i tre in azione a Benedello (Pavullo) finirono in mezzo alla tenaglia disposta dai carabinieri del Norm assieme ai colleghi di Zocca, che portò allo schianto dei ladri, usciti di strada poco sopra la fondovalle. E poi ammanettati dopo un breve inseguimento. L'operazione fu una doppia svolta: intanto perché li portava subito in carcere, e poi perché dando finalmente un volto ai predoni permetteva, in prospettiva, di addossare loro altri colpi previo riconoscimento delle vittime. E così è stato, nell'indagine coordinata dal pm Claudia Ferretti, fatta anche di molta attività tecnica con i carabinieri delle diverse stazioni. Il quadro ha rilanciato la pericolosità del gruppo, ritenuto dalla Procura «coeso e con un altissimo livello organizzativo». Di qui l'esigenza di riportarli in carcere (ne erano usciti), stante «una elevata propensione al crimine ed alla reiterazione, visti i numerosi precedenti». Dovrebbero star fermi per un bel po', vista la contestazione della recidiva nei cinque anni. Sul fronte rapine, la prima è del 7 maggio 2015, ai danni di un'85enne di Montefiorino a cui furono rubati 40mila euro di contanti e 30mila di gioielli paventando la possibile esplosione della casa per una fuga di gas. Il 14 settembre 2016 a Palagano il furto di 3mila euro (tra soldi e valori) a un 75enne accusato di avere banconote provento di rapina. Poi il 15 aprile 2017 a Benedello i

2mila euro presi a un 72enne. Tra i furti in casa, due a Zocca (di 2mila e 1.600 euro) e due fin giù a Nonantola (da 10mila e 6mila euro). Ma anche la Procura di Reggio sta contestando quattro colpi, e quella di Brescia uno da 100mila euro. Perché il trio batteva tutta l'alta Italia.

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