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Il “volo” dei Bloody Cirkus tra sangue e svenimenti

In un capannone le prove di “body suspension” per ragazzi modenesi e bolognesi «Esperienza estrema, che regala sensazioni uniche». Ma qualcuno si fa male

Un'occhiata svelta all'imbracatura, un sospiro lungo, un ultimo sorso di birra:“E si vola!”. Esclama Bambolina. È il suo compleanno, con lui ci sono Fabio e Giorgio che lo accarezzano. Per quest'ultimo e Bambolina è la prima volta.

Durante la sospensione, però, Bambolina diventa bianco come un foglio di carta, e sviene. È appeso, ha perso conoscenza, quando lo tirano giù. Ingrid lo coccola, lo fa scendere, lo bacia. «È come l'inizio dell'effetto dell'Lsd, sono gli stessi brividi», dice Bambolina ritrovando l'entusiasmo.

Questi è in realtà un omone grande e grosso che ha provato per la prima volta la body suspension. Sulla sua carne ha decine di tatuaggi e piercing. Ma vuole andare oltre con la sua tribù.



INFILZATI DA AGHI. Bambolina si chiama Daniele Greco ed è un metalmeccanico pugliese residente a Bologna. È il coinquilino di Fabio Cappa, deus ex machina della body suspension. Modenese, 30enne, diplomato al Venturi, Cappa è un componente dei Bloody Cirkus, un gruppo teatrale bolognese che mette in scena la body art più estrema: la sospensione del corpo dalla propria pelle con l'uso di aghi, uncini e funi.

All'appuntamento, in un sobborgo bolognese, mi presento con Simone Bardi, antropologo e documentarista modenese, nonché visual artist dei Bloody Cirkus, incaricato delle riprese ufficiali e dell'imminente film sulla storia del gruppo. A casa di Bambolina e Fabio ci sono tre cani e due pitoni. I serpenti si chiamano Nikla e Belt (ndr: cintura in inglese).


GRANDE EUFORIA. Sono tutti euforici, pieni di vita, sorridenti al cielo grigio. Per alcuni si tratta della prima sospensione. Arrivano poi Manuel, Justine e Ingrid. Quest'ultima è una ragazza di Nonantola con gli occhi blu profondi come il mare. Ha dei modi gentili e fa la barista. Anche Justine ha degli occhi supplicanti di amore: lei è italo-argentina e fa la mistress. Ovvero frusta i pervertiti: «Faccio servizi sado-maso», dice a bassa voce con un delizioso accento sudamericano. Loro saranno i cupi angeli che si sospenderanno in coppia, baciandosi, in quel luogo segreto pieno di dolore immerso nella nebbia delle campagne bolognesi. Sono entrambe ricoperte di tatuaggi e piercing, indossano degli stivali con le borchie e portano delle treccine multicolori. Justine mi mostra la lingua biforcuta. Sono delle creature affascinanti, oltre i canoni di bellezza convenzionali. Il pitone mi striscia addosso ricordandomi la Bibbia. Nikla si è affezionata, è femmina. Fabio me la toglie dal braccio: è tempo di andare. Partiamo verso Casalecchio di Reno e dopo aver percorso una provinciale entriamo in un bosco nero. Fuori il cielo sputa acqua e minaccia un maggior castigo. Entriamo scaricando tutto il materiale all'interno di una ex fabbrica di ceramica. I vetri sono in frantumi, il posto è una discarica, ci sono materassi bucati e bagnati, topi morti, frigoriferi e televisori rotti. Ci sono anche dei graffiti e testimonianze di lotte antiche, simboli ideologici e siringhe. «Fino a qualche anno fa, qui si facevano dei rave – spiega Ingrid - Io mi sento libera di sospendermi solo in privato o nei centri sociali, anche se sono apolitica. Non mi piacciono i posti convenzionali, la gente perbene».



CIAK SI GIRA. Il mio Virgilio, Simone Bardi, sta girando un film sui Bloody Cirkus di cui fanno parte i modenesi Ingrid e Fabio. I Bloody sono l'unico gruppo teatrale dell'estremo in Italia a mettere in scena la sospensione del corpo.

Ma oggi non c'è pubblico, è una faccenda intima. Siamo in una fabbrica dismessa piena di topi, sotto una luce naturale rarefatta, opaca. Siamo qui per Bambolina che compie 30 anni. La media dei presenti naviga sulla stessa età e sono tutti dei reduci di qualcosa. Chi dei rave clandestini, chi dell'ambiente gotico e dark, chi del mondo punk. «Quando mi sospendo ascolto i Cccp , chiudo gli occhi e entro nella mia bolla magica», dice Ingrid.

Gli interni della fabbrica portano a un piccolo teatro. È lì che con i loro strumenti gli amici di Bambolina hanno trovato il luogo ideale per regalare all'amico la sua iniziazione.

INIZIAZIONE. Bambolina fuma nervosamente, trema dal freddo e dall'ansia, la pelle fatica a rilassarsi, dentro si gela e ha la pelle d'oca. Le gocce di pioggia sfondano il tetto e si insinuano, come una lama, nel colletto. Ma sono tutti così motivati che, oltre agli snack e alla birra, hanno portato un fungo, un piccolo impianto di riscaldamento. Si sono dotati anche di piccole casse per la musica. Justine pretende la sua musica per il suo momento di sospensione che eseguirà facendosi sollevare dalla pelle del sedere.

Ma la festa è per gli iniziati. Giorgio, lavoratore stagionale, 31 anni, si lancia per la prima volta e si dibatte come un pipistrello. Rimane per 20 minuti sospeso per aria nella posizione “Suicide”, ovvero con due uncini inseriti nella schiena, senza batter ciglio. Ride come un imberbe, sarebbe rimasto appeso ancora a lungo. Ma Bambolina sviene, perde conoscenza.

MOMENTI DI PAURA. C'è apprensione, siamo in 4 assistenti. Ingrid lo bacia, lo accarezza. Bambolina rinviene infine. Chiede di essere sospeso di nuovo, non ricorda di essere svenuto. Fabio, maestro delle cerimonie e veterano della pratica, si è appeso per solidarietà fra i due novizi. Si muove con ancora gli uncini nella carne della schiena per preparare il secondo atto: ora tocca alle donne.

Ai nostri piedi ci sono macerie, rifiuti, topi morti, muri abbattuti, scritte, ricordi di notti selvagge in un luogo tetro e sordido. Le due “fatine nere” si sdraiano sul lettino per farsi perforare chi la schiena, chi il sedere.

UNA “FAVOLA NERA”. Siamo in una favola di Tim Burton e loro sono degli angelici corvi che volteggiano davanti alle candele e all'incenso di sandalo che Justine ha predisposto prima di offrirsi al dolore e alla gioia. Ingrid e Justine si alzano in aria e danzano. Trovano un diverso baricentro, svolazzano come delle aquile vanitose. La prima è rapita dalla musica, chiude gli occhi fluttuando e diffonde una sensazione di dolcezza che per un attimo colora tutto il grigio circostante. Ma la schiena comincia a sanguinare. L'incantesimo si rompe, anche Justine perde sangue. Gli uncini di acciaio le hanno provocato uno strappo al gluteo destro di cui solo gli spartaco incaricati di issare o abbassare le corde di montagna si sono accorti. Justine sorride come un maestro Zen. Per lei potrebbe tutto continuare anche se aveva la testa all'ingiù e il sangue cominciava a pulsare fra le tempie. Tutto dura 30 minuti. 10 minuti più degli uomini.
 

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