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False fatture per evadere Arrivano trenta denunce

La Finanza smantella quattro sodalizi criminali: ispezioni in città, Bassa e Carpi Quantificato un giro di oltre 40 milioni. Nei guai anche professionisti e aziende

Il sistema era ben oliato e ognuno aveva il proprio compito: i professionisti sapevano come abbattere le imposte, le aziende (soprattutto quelle edili) erano pronte a comprare i servizi illeciti e i vertici dei quattro sodalizi criminali avevano società cartiera fondamentali per emettere false fatture. Il meccanismo è stato per smantellato dalle inchieste congiunte della Guardia di Finanza che ha operato tra Emilia Romagna e Lombardia. E le Fiamme Gialle modenesi hanno contribuito a scoperchiare una imponente parte del raggiro al Fisco.

Le indagini hanno infatti portato ad almeno dieci accertamenti tra Modena, Carpi, Mirandola e Vignola. I finanzieri, coordinati dalla Procura di Modena, sono andati negli uffici di alcuni commercialisti, funzionali al sistema e nelle sedi delle ditte che hanno contribuito a partecipare alla maxi evasione fiscale. Il tutto si è concluso con almeno una trentina di denunce, ma soprattutto con una mole di accertamenti che danno la dimensione del meccanismo. È infatti stata constatata l’emissione di false fatture per almeno dieci milioni di euro mentre sono state accertate violazioni nel versamento dell’Iva per circa 7,5 milioni. Il meccanismo ha inoltre permesso di contestare un’indebita compensazione di imposta del valore di 2,2 milioni. Ma il lavoro della Finanza, guidata dal comandante Pasquale Russo, è andato a scavare anche sulle imposte dirette e nei meandri dei versamenti Irap. E gli investigatori hanno contestato violazioni per una base imponibile di 30 milioni di euro. Numeri che offrono una fotografia della nuova frontiera dell’evasione e che ha impegnato per mesi le Fiamme Gialle, in azione su tutto il territorio modenese.

Il sistema prevedeva tre fasi operative: la costituzione di società “cartiere” prive di struttura organizzativa e intestate a prestanome pregiudicati; utilizzo di fatture per operazioni inesistenti al fine di generare falsi crediti d’imposta; cessione dei crediti di imposta fittizi e risultanti da dichiarazioni fraudolente a società “beneficiarie della frode”, anche mediante la stipula di atti pubblici o scritture private autenticate da notai altresì compiacenti, utilizzati per compensare debiti fiscali o previdenziali.

«Le dichiarazioni fraudolente e le successive cessioni di “pacchetti” di crediti fiscali artificiosamente creati - spiega una nota dell’Agenzia delle Entrate e della Finanza - sono state, di massima, predisposte da professionisti che intervenivano in maniera sistematica nel

circuito della frode, in qualità di certificatori dei crediti Iva indicati nelle dichiarazioni, di depositari della documentazione contabile delle società coinvolte o di pubblici ufficiali roganti degli atti sottoposti a registrazione per consentire la cessione dei crediti fittizi».

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