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Il “Crogiolo” ha già raddoppiato i posti

La capienza del nuovo spazio eventi è salita a quattrocento e l’incontro con Andreoli ha fatto l’esaurito

Tutto esaurito al Crogiolo Marazzi per il primo incontri di “Crogiolo Eventi” con un ospite di riguardo come il professor Vittorio Andreoli che ha parlato del suo libro “Il silenzio delle pietre”. La capienza, raddoppiata rispetto alle previsioni iniziali (adesso possono accedervi fino a 400 persone) è stata tutta occupata anche perchè lo stesso Andreoli, già stato a Sassuolo diverse volte, ha un seguito di tutto rispetto. Perché le pietre e perché il silenzio? “Perché è la contrapposizione del rumore – risponde – del chiacchiericcio della città. In questo romanzo intendo far vedere che esiste un desiderio di fuga dalle metropoli che non dipendono solo dalla larghezza, dipende sempre dal tipo di vita. Si è sempre attaccati, non c’è mai un momento di silenzio, non c’è tempo per pensare a cosa fare, prima si fanno le cose e poi si pensa a cosa si è fatto. Il sogno di molti è di scappare dalla città, la fuga, in luoghi dove ci sono solo pietre e magari uccelli di mare come nel luogo a nord della Scozia dove il protagonista va per dimenticare la città».

L’importante è cercare zone dove ci sia tranquillità in generale?

«Si, però in zone dove non sia facilissimo ritornare perché altrimenti le tentazioni di interrompere questa fuga sono molto forti. Tutto si svolge nel 2028 e questo permette di vedere alcune tendenze quando in alcuni casi la città diventa qualcosa che fa paura, non c’è più il rapporto interpersonale perché tutto avviene freddamente, con i mondi digitali, le televisioni. Quindi è ricercare una nuova vita pensando ce ne sia una più adeguata all’uomo. Naturalmente poi, leggendo il romanzo si capisce che alla fine il bisogno dell’altro, della socialità, è importante. Se vogliamo trovare un suggerimento allora dobbiamo cambiare le città perché scappare vuol dire in un qualche modo andare fuori dalle nostre esigenze biologiche».

Sarebbe come tornare indietro di 50-60 anni?

«Allora c’era l'esodo verso le città – conclude lo scrittore – e dalle campagne tutti sono accorsi in città perché si pensava di trovare un modo più adeguato di vita. Ma adesso c’è proprio la concezione opposta: la città che spaventa ed è piena di nemici. Le persone allora desiderano guardare il mare e non ritornare. Questo protagonista va lontano, dove la cittadina più vicina è a 100 miglia di distanza ed è qui che prova la mancanza dell’aiuto umano. Nasce il conflitto: cosa faremo delle città che diventano sempre

più invivibili, non solo per le auto, per l’aria che è inquinata ma proprio per il tipo di rapporto che si è interrotto? La risposta di questo protagonista in realtà è che poi c’è bisogno dell’uomo. Allora bisogna cambiare le città, non scappare da esse». (a.s.)



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