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Casalesi e ’ndrangheta, il dominio

Modena terra di conquista ma spiccano i sequestri di beni a D’Onghia e le confische a Rocco Baglio 

L’inchiesta “Aemilia” ha assestato un duro colpo alla criminalità organizzata calabrese da tempo egemone nel Modenese. Ma il recente arresto dei carabinieri di Carmine Sarcone dimostra come la capacità di rigenerarsi della ’ndrangheta sia ancora molto elevata. Allo stesso modo anche il clan dei Casalesi, che qualche magistrato dava per annientato, continua a farsi notare in terra geminiana. Lo sancisce anche la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia, che ha offerto una fotografia sulle inchieste completate tra gennaio e giugno 2017. E nero su bianco viene sancito che “i Casalesi sono presenti soprattutto nella provincia di Modena” come del resto potrebbe dimostrare l’operazione “Ludus magnus bis” della Guardia di Finanza, conclusa il 15 giugno con l’esecuzione di un sequestro nei confronti di un imprenditore di origine campana, da tempo residente nel modenese, e risultato contiguo al cartello dei Casalesi e ai Moccia di Afragola (Napoli). L’imprenditore è Giuseppe D’Onghia che vive a Mirandola. I sigilli del Gico della Finanza sono stati apposti a una villa, cinque appartamenti, sette autorimesse, un fabbricato industriale, tre partecipazioni sociali e rapporti bancari tra Mirandola, San Felice, Massa e Crevalcore. A luglio - e ciò rientrerà nella relazione del secondo semestre - le Fiamme Gialle sono tornate da D’Onghia sequestrando quattro autorimesse, un’auto di lusso e una società attiva nel settore edile a Mirandola, fittiziamente intestate alla figlia. Il tutto per un valore complessivo di circa due milioni di euro ad un soggetto “socialmente pericoloso”.

Se poi Casalesi e ’ndrangheta fanno affari insieme, ne sono la riprova i tentativi di infiltrazione nella ricostruzione del terremoto, allora l’allerta diventa massima. Soprattutto se si registrano su Modena vari interessi e presenze sospette come alcuni personaggi legati agli Arena di Isola Capo Rizzuto (Crotone) o elementi vicini alle ’ndrine di Taurianova e di San Lorenzo. Contiguo alla famiglia Longo-Versace è invece considerato Rocco Baglio, il fioranese piuttosto conosciuto in terra modenese. Di lui la Dia ne parla così “condannato, in via definitiva, per numerosi reati quali estorsione, violazione sul controllo delle armi, detenzione abusiva di munizioni e bancarotta fraudolenta” mentre analizza la confisca avvenuta a maggio 2017 di tre capannoni industriali, due appartamenti, cinque appezzamenti di terreno a Castelnuovo, Fiorano e Formigine. Valore totale: oltre 4 milioni di euro.

La Direzione Investigativa Antimafia guarda anche alle potenziali vittime delle infiltrazioni da sempre molto interessate ai soldi che girano in Emilia. Ed infatti, mutuando un rapporto della Banca d’Italia, si certifica che “le imprese a più alto rischio di infiltrazione sono risultate quelle che hanno subito un calo del fatturato e della redditività, un aumento dell’incidenza degli oneri finanziari e un peggioramentodel merito creditizio. Inoltre il fenomeno mafioso avrebbe interessato le imprese nel settore immobiliare e delle costruzioni, i settori dei servizi di pubblica utilità e dell’intermediazione finanziaria, principalmente i money transfer”.(fd)