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Rubrica Fuori Classe / Vivere in Positivo con i clown di corsia a caccia di felicità

Rubrica Fuori Classe / Vivere in Positivo con i clown di corsia a caccia di felicità

L’esperienza dell’associazione raccontata agli studenti da Aiou, Bubbola e Monci: «Mettersi in gioco per gli altri»

MODENA. “Quando ti prendi cura di una persona, vinci sempre”. Lo dice “Patch Adams”, il clown di corsia più famoso del mondo. L’attenzione agli altri è stato il tema della giornata di una classe del liceo classico e linguistico Muratori San Carlo, passata in compagnia dei tre clown Bubbola, Monci ed Aiou dell’associazione VIP “Vivere in positivo” di Modena.

“Vivere in positivo” è la filosofia dei tre clown in quanto cercano sempre di trovare qualcosa di positivo in condizioni di disagio negli ospedali e nei vari enti in cui offrono il loro servizio.

Questo motto per loro diventa una modalità di agire, di vivere e di pensare, diventando non solo claun (come lo scrivono loro) di corsia, ma clown nella vita di tutti giorni. Il requisito fondamentale è la voglia di mettersi in gioco, infatti non sono richieste alcun tipo di abilità di giocoleria ma solamente sapersi esprimere per come si è, con un camice diverso dal solito e con un pizzico di creatività. Entrare a far parte dell’associazione diventa un impegno serio a tutti gli effetti, in quanto ci sono regole da seguire: la costanza nelle presenze agli incontri di formazione, l’obbligo alla privacy e il rispetto delle indicazioni dei medici.

Rubrica Fuori Classe / Emozioni e racconti: vita da clown di corsia con Vivere in Positivo Cosa c'è dietro alla scelta di diventare clown di corsia? Storie personali profonde, motivazioni forti, voglia di mettersi in gioco. Con un unico comune denominatore: dedicare un pezzo della propria vita agli altri per crescere insieme. Aiou, Bubbola e Monci, tre dei clown di Vip, Vivere in Positivo, raccontano il loro punto di vista (montaggio di Federica Freschi, interviste di Benedetta Borghi e Annalisa Canale, contributi video di Federica Freschi, Irene Pignatti, Jennifer Reggiani, Chiara Baldaccini e Aurora Zanasi, studentesse della 5AL liceo Muratori San Carlo)


Le motivazioni che spingono una persona a diventare clown sono le più svariate. Aiou spiega: «Ho sempre lavorato all’estero e spesso mi divertivo a fare Babbo Natale nelle piazze. Quando sono tornato in Italia ho incontrato una mia amica, da poco diventata claun di corsia, e mi sono subito incuriosito. Per me è stato l’evoluzione del Babbo Natale nel mio “io” bambino». Bubbola invece: «Dopo che nel 2003 è morto mio papà, nei momenti di difficoltà ho sempre cercato con mia mamma di sdrammatizzare. Per me diventare claun di corsia è stato un modo, come dice anche lei, di permettermi di essere liberamente come sono. È come avere sempre con me una risorsa e un modo per divertirsi uno squinterno».

Questo tipo di volontariato è una buona opportunità per socializzare, entrare a far parte di una grande famiglia, quella di VIP, per interagire con le persone a livello empatico. Oltre a tutti i vantaggi che questo servizio può offrire, i tre clown hanno detto anche di aver avuto diversi momenti di difficoltà. Aiou è sicuro: «L’anziano in fondo è anche lui un bambino e ha bisogno di una coccola come gli altri. La mia esperienza personale mi ha portato ad affrontare qualsiasi fascia di età». «Bisogna trovare la chiave giusta per ogni paziente, questo è il segreto», afferma Monci.

Alla fine dell’incontro, dopo anche vari momenti di gioco, abbiamo chiesto ai clown di descrivere la loro esperienza di volontariato in poche parole: «Se è necessario ascoltiamo, ma soprattutto solleviamo», «la gente per pochi secondi si dimentica del motivo per cui soffre», «atto di amore e di ribellione a dover essere sempre cupi e tristi».

*studentesse della 5AL Muratori San Carlo
 

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