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Modena: a 80 anni non dovrà più mantenere il figlio 60enne

L’uomo viveva con la madre senza pagare nulla e accampando diritti di sostegno. L’anziana ha ottenuto l’allontanamento. Il giudice: niente obblighi dopo i 34 anni

La madre di 80 anni si rifiuta di mantenere il figlio di 60. Il tribunale le dà ragione Nessun obbligo di mantenere un figlio oltre i 34 anni di età. La sentenza unica nel suo genere arriva da Modena dove un giudice ha dato ragione a una madre ultraottantenne impegnata da tempo a cercare di mandare via di casa il figlio, che di anni ne ha 60. L'articolo

MODENA. Esiste un limite nel farsi mantenere dai genitori. E questo limite, in base alle statistiche italiane ed europee tra aspettativa di vita e occupazione, si può fissare a 34 anni. Dopo quell’età, a meno che uno non sia ridotto alla fame, un figlio non ha diritto di pretendere dai genitori di farsi mantenere. Tanto più se a sessant’anni occupa l’appartamento della madre contro la sua volontà pretendendo di averne diritto e senza spendere niente.

SENTENZA UNICA. Il giudice della Seconda Sezione del Tribunale Civile di Modena ha emesso nei giorni scorsi una sentenza (165/2018) unica nel suo genere. Per la prima volta si afferma categoricamente che un uomo maturo deve provvedere a se stesso e non dipendere dai genitori perché non è un diritto previsto, salvo in casi in cui non riesca neppure a procurare un pasto. I 34 anni di età fissati come limite sono stati desunti da una recente ordinanza del Tribunale di Milano ma a Modena vengono applicati per la prima volta a una valutazione concreta.

LONTANA DAL FIGLIO. La causa è stata avviata dalla madre, una modenese ultraottantenne (seguita da un amministratore di sostegno), che dice di essere dovuta andare in una struttura Cra, spendendo 2600 euro al mese, lontana da quel figlio 60enne che non sopporta più. Lì viene accudita e segue una terapia specialistica «nella totale indifferenza ed ostilità manifestata dal figlio» che, secondo l’anziana, avrebbe «tenuto comportamenti violenti nei confronti dei genitori, oggetto di denunce penali».

VIA DA CASA. La madre scrive al giudice che è ora che il figlio se ne vada dal suo appartamento, dato che glielo ha concesso in semplice “comodato precario”. Gli ha mandato anche una lettera nel marzo 2017 per obbligarlo a sgomberare ma, essendo rimasto, alla fine lo ha dovuto portare in causa. Il figlio replicava negando il “comodato precario”. Sosteneva che i genitori gli hanno permesso di stare nell’appartamento «in adempimento spontaneo a un obbligo di mantenimento» dato che è privo di redditi e mezzi di sostentamento. E aggiungeva che si è sempre occupato dei genitori senza che ci fossero mai stati problemi di convivenza. Un primo giudice gli ha proposto una conciliazione: lo ha invitato a sgomberare casa entro sei mesi. Dopo aver preso tempo, il figlio ha risposto di no e la madre lo ha portato davanti a un secondo giudice.

NO MANTENIMENTO. Per il giudice è inaccettabile che un uomo di quell’età resti nella casa di famiglia senza titolo e senza pagare nulla accampando un obbligo di mantenimento dei genitori. La Cassazione Civile, nel 2014, ha ricordato che «con il superamento di una certa età, il figlio maggiorenne, anche se non indipendente, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma che lo rende meritevole di diritti ma non più del mantenimento».

LIMITE. 34 ANNI. Il «mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e misura» non va inteso nel caso del figlio, sempre più frequente, che resta ad abitare coi genitori anziani, dato che il loro accordo di basa sulla concordia, ma in quello del figlio che si fa mantenere. E secondo il giudice il limite è da fissare a 34 anni, come ha fatto il tribunale di Milano con un’ordinanza del 2016. Il 60enne modenese poi non ha mai avanzato richiesta di “somministrazione alimentare”. Quando abitava con la madre godeva di una porzione dell’appartamento che con lei condivideva ma senza aver mai stipulato contratti scritti. Insomma, la sua figura è assimilabile a chi vive “secondo matrimonio” (“more uxorio”) più che da ospite. Con la differenza che un rapporto tra due conviventi si può sciogliere mentre quello tra genitore e figlio no.

NON È UN DIRITTO. «Non è affatto raro – spiega il giudice - che i figli, divenuti maggiorenni, anche dopo aver raggiunto un’età tale da non poter essere in alcun modo beneficiari del diritto di mantenimento permangano nella casa natale unitamente ai genitori in virtù di un rapporto ormai consolidato di solidarietà e affetto familiare. Ciò non toglie, tuttavia, che non vi è alcuna norma dell’ordinamento che attribuisca al figlio maggiorenne il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione di proprietà esclusiva dei genitori contro la loro volontà e in forza del solo vincolo familiare. I genitori hanno il diritto di richiedere al figlio convivente di liberare l’immobile occupato».

QUATTRO MESI. In conclusione, il figlio ha diritto a fare richiesta alla «somministrazione alimentare» in quanto soggetto in stato di bisogno, ma allo stato attuale non l’ha mai avanzata e quindi deve andarsene entro quattro mesi (giugno 2018). E lo condanna a pagare anche le spese del processo.
 

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