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Mirandola: e adesso il palazzo ferito si è alzato di 70 centimetri

Completato l’intervento strutturale nell’edificio di sei piani in via Cairoli Tecnica all’avanguardia. Due platee sotto le fondamenta originali lo isolano

Mirandola: così un palazzo si solleva di 70 centimetri

MIRANDOLA. Sono terminati i lavori di sollevamento di 70 cm dell’edificio fortemente danneggiato dal sisma situato a Mirandola in via Cairoli. Un palazzo di sei piani per un totale di 15 appartamenti costruito negli anni Settanta che tornerà presto a nuova vita, dopo l’intervento innovativo di isolamento sismico che è stato installato all’interno. «È stato effettuato il sollevamento dell’edificio - spiega l’ingegnere Marco Gandini, progettista e direttore dei lavori - e alla fine di tutta l’operazione l’edificio si troverà completamento isolato dal terreno circostante». Un’operazione molto vantaggiosa, quella che è stata portata avanti in questi mesi, dove il palazzo è stato sollevato di 2 cm al giorno fino ad arrivare a 70.

«I vantaggi sono parecchi - continua Gandini - intanto se dovesse tornare un altro terremoto la percezione dell’utente che abita l’edificio è molto attenuata, se non nulla, rispetto a quelli che si troverebbero all’esterno dell’edificio». I lavori sono partiti a dicembre 2016 e termineranno a ottobre, portati avanti dalla ditta A&C per quanto riguarda la ricostruzione mentre quelli dedicati al sollevamento sono stati affidati a Soles Tech. I martinetti, così si chiamano, sono gli strumenti a forma cilindrica che hanno portato l’edificio al sollevamento di 70 cm, una trentina quelli installati nella palazzina.

Oggi quindi per l’edificio si apre un nuovo percorso. Spiega ancora l’ing. Gandini: «Sono state fatte due platee sotto il condominio, al posto della fondazione che c’era precedentemente, delle quali, una inferiore fa da contrasto a quella superiore, sono stati annegati dei dispositivi particolari che si chiamano cilindri di spinta all’interno delle platee e tramite i martinetti idraulici che spingono sulla platea inferiore, facendo appunto contrasto su quella inferiore tirano verso l’alto quella superiore. In questo momento le due strutture sono appunto staccate di 70 cm come previsto».

Questo quello fatto fino ad oggi, un sistema che potrà attutire i colpi, in particolare in orizzontale andando a smorzare e quindi a evitare l’oscillazione dovuta alla possibile scossa di terremoto. «Per il nostro territorio è molto all’avanguardia nel senso che qui non si usa molto questa tecnologia. Se pensiamo a dove c’è un’esperienza di terremoti più impegnativa come il Giappone e Cile e soprattutto dove avvengono con più frequenza, in questi casi è una tecnologia molto utilizzata». Non solo quindi per “attutire” la scossa ma questa tecnologia permette di investire su un altro punto fondamentale: la prevenzione. «Anziché dover intervenire quando il danno è già stato fatto si previene direttamente».

Sempre più persone, anche in Italia, investono su questo sistema che sembra essere un po’ il futuro del settore rivolto agli interventi su sisma. «Si investe molto su questa tecnologia soprattutto nel nuovo e prossimamente credo la tendenza aumenterà sempre di più». Senza dimenticare, come ricorda ancora l’ingegnere, l’intervento sugli edifici già costruiti,vincolati o storici, dove, attraverso questa tecnologia, si potrà intervenire senza snaturare l’essenza architettonica dell’edificio.