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Carpi, venti profughi protestano: «Carabinieri aiutateci»

I richiedenti asilo: «Ci danno solo pasta e riso e ci curano solo col paracetamolo» La coop Leone Rosso: «La spesa è scelta con loro. Hanno tutti un medico di base» 

CARPI. «Non siamo soddisfatti del cibo che ci viene dato attraverso la cooperativa: siamo stufi di mangiare solo pasta e riso. Quando ci ammaliamo, poi, veniamo curati sempre con il paracetamolo. Inoltre, non abbiamo ancora ricevuto la somma che ci spetta di diritto». Queste le richieste con le quali 24 richiedenti asilo provenienti dall’Africa si sono presentati alla caserma dei carabinieri di via Sigonio per chiedere un aiuto.

Questi richiedenti asilo fanno parte del gruppo di 60 profughi gestiti dalla cooperativa valdostana Leone Rosso che, sul nostro territorio, ha affittato alloggi in via Unione Sovietica, 2 e 4, e sulla Statale Romana sud per ospitare i richiedenti asilo. Il gruppo che ieri si è presentato in via Sigonio abita in via Unione Sovietica e lamenta come, tra i vari disagi, nell’alloggio, non sia presente acqua calda.

Tre dei 24 richiedenti asilo sono stati ricevuti dal comandante Alessandro Iacovelli e dal comandante di stazione. I carabinieri hanno contattato il presidente della cooperativa Leone Rosso, che ieri pomeriggio, subito dopo la protesta, ha provveduto a erogare il “pocket money”, la somma cui hanno diritto i richiedenti asilo.

«Versiamo il pocket money entro il 10 di ogni mese: stavolta lo abbiamo consegnato ieri, 12 febbraio, perché c’era di mezzo il fine settimana - spiega Marco Gheller, presidente della cooperativa Leone Rosso - A loro spettano di diritto 2,50 euro, erogate su base mensile. Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, ogni ragazzo è iscritto al Servizio sanitario nazionale. A Carpi, inoltre, proprio per curare la salute di ogni singolo richiedente asilo, abbiamo stipulato una convenzione con uno studio medico. E non è vero che li curiamo solo con il paracetamolo. Abbiamo una copertura sanitaria con un medico di base per ciascuno di loro e sono visitati più volte. Nel tempo abbiamo comprato, ad esempio, degli occhiali per curare le loro esigenze. Passando alla protesta per l’acqua fredda, poi, a noi non risulta. Poi, è chiaro che dopo più docce al giorno da parte di ognuno, sono in sei per appartamento, possa capitare, ma succederebbe in tutta Italia. E abbiamo cambiato la caldaia dappertutto. La lista della spesa la facciamo tutti insieme e noi andiamo a comprare le loro richieste al Conad e al Centro Carni. Quindi non è vero che mangiano solo pasta e riso: la loro dieta è ricca di alimenti che vengono decisi insieme».


Sul fronte formativo la cooperativa sta pensando a tirocini informativi in collaborazione con la scuola di Quartirolo e il centro di istruzione per adulti. «La speranza è che arrivino a lavorare» conclude Gheller.

Serena Arbizzi
 

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