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L'addio a Roberto Armenia: «Ha fatto della sua esistenza un dono»

Chiesa gremita di familiari e amici per l’addio a Roberto Armenia, giornalista e uomo di cultura

MODENA. Ha guardato il mondo con simpatia, con un disincatato atteggiamento di benevolenza, di vicinanza all'uomo. Il che spiega l'affetto, quasi la venerazione, di cui Roberto Armenia si era circondato. E ieri mattina la chiesa di S. Vincenzo a Saliceto Panaro era gremita ( poche autorità: Carlo Giovanardi e il sindaco di Sassuolo Claudio Pistoni) per l'ultimo saluto al giornalista e operatore culturale che ha saputo intrecciare un dialogo con tanti personaggi famosi in un clima di calda umanità.



Quel suo carattere di sognatore, di eterno fanciullo gli permetteva di trovare una gioia, una felicità nel contatto diretto con il pubblico al quale amava trasmettere le esperienze umane di scrittori, poeti, giornalisti, politici, scienziati, portando levità, leggerezza alla cultura letteraria. Particolari i modi che hanno improntato la sua vita, restituendo senso e spessore ai differenti saperi, con la naturale vocazione alla presentazione di libri e con la vigile coscienza del comunicare. E questa prodigiosa avventura conoscitiva di Roberto si è avvertita ieri in chiesa, assieme ad una grande emozione che hanno portato, in particolare, le parole della giovane Agata, studentessa universitaria, che messo in luce l'infinita disponibilità del nonno sempre pronto ad insegnare qualcosa, a fare avvertire con affetto la sua vicinanza in ogni momento. Una commozione palpabile anche nei volti dei presenti, di cui si è reso conto padre Gianluca Sangalli che, durante la messa (assistito da Don Gregorio) ha ricordato il vangelo di S. Paolo, evidenziando che nulla è perduto se l'amore non è costruito sul nulla. «Le doglie del parto sono molto dolorose, ma è il dolore a produrre vita. La resurrezione è tutto ciò. È un dono. Importante è vivere la vita in profondità, intensamente, fino in fondo, a fin di bene, senza sprecarla. Ciò rispecchia l'esistenza di Armenia che ha fatto della sua vita un dono attraverso la cultura, distribuendo questa ricchezza a tutti, sin da quando ha portato a Modena il Festival del Libro Economico».



Armenia ha accettato la malattia con grande dignità.

«È uscito di scena - ha detto Daniele Giovanardi, il medico amico che gli è stato vicino durante la degenza in ospedale - in punta di piedi. Non si è mai lamentato, chiedeva i nomi degli infermieri, con cui stabiliva un rapporto cordiale. Quando ha saputo, una settimana, fa che andavo a cena con amici, ha detto di bere un bicchiere di vino alla sua salute». Molta simpatia nei suoi confronti, tanto che pure i tirocinanti si emozionavano nel vederlo soffrire. «Roberto - ha detto la giornalista Ivana D'Imporzano - è sempre vicino a noi, come sosteneva mons. Cocchi, vescovo di Modena, perché quelli di lassù vivono accanto alle persone che li hanno amati o da cui sono stati amati». L'omaggio di Franca Lovino a Armenia è avvenuto attraverso la lettura di una poesia del russo Sergej Esenin, mentre la testimonianza emotiva, di stima e di affetto, della direttrice Agostina D'Alessandro Zecchin del periodico online "Da Bice si dice" si è svolta con il ricordo della puntuale collaborazione di Roberto al settimanale. La salma è stata tumulata nel cimitero di Saliceto Panaro.


 

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