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Modena: se apri il computer e ci trovi una rana... interviene Thomas

Modena: se apri il computer e ci trovi una rana... interviene Thomas

Dagli incidenti domestici ai virus informatici «Quando apriamo un pc, troviamo di tutto»

MODENA. “Fosse solo la polvere che si accumula. Mi è capitato di aprire alcune macchine e di trovarvi dentro le cose…anzi, le creature più impensabili. Insetti di ogni dimensione e forma, scorpioni e addirittura rane. Insomma, piccoli animali. E in alcuni casi ancora vivi”.

Thomas Testoni, trent’anni o poco più, è un giovane “medico” dei computer che si è fatto le ossa mettendo pezza all’altrui sventatezza. “Da cinque anni sono nella squadra di Mister Web, società specializzata nella vendita, assistenza e consulenza informatica che vanta sei negozi tra le province di Modena e Bologna”.

È nel punto vendita Asus in via Farini, centro storico di Modena, che chi scrive ha avuto l’occasione di conoscere Thomas e il suo collega Andrea. Un incontro dettato dal bisogno. “Alcuni tasti hanno smesso di funzionare. Che cosa è successo? Ho rovesciato sulla tastiera una tazza di latte caldo con il miele”. Parole pronunciate ad occhi bassi incespicando tra la colpa e la vergogna. “Devo aprirlo, poi ti so dire. Temo che dovremo sostituire la tastiera. Beh - commenta Andrea con il tono di chi ormai è pronto a tutto - ho visto di peggio”. Un tono che non vuole sembrare consolatorio, ma che comunque mitiga l’umiliazione. “Ricordo – prosegue lui - che una volta si presentò in negozio una signora raccontando che il figlio, per distrazione, aveva “condito” il proprio portatile con una discreta dose di ragù. E che lei, dopo averlo pulito con estrema cura, aveva pensato bene di asciugarlo con il phon. Non avete idea di come si erano ridotti i tasti. Un disastro”.

Vittime inconsapevoli di comportamenti superficiali e sconsiderati smartphone, pc, notebook e tablet pagano pegno ad una vita vissuta in simbiosi con l’uomo e le sue reiterate abitudini. Siamo così dipendenti dalla loro presenza da non poterne più fare meno. Neppure mentre divoriamo un piatto di pasta, un take away cinese o un panino con la confettura di amarene (ebbene sì, la marmellata risulta di buon grado nella top ten delle sostanze appiccicose che insidiano quotidianamente le nostre appendici tecnologiche).

“Può capitare a volte di rovesciare il thè, la cioccolata o altre sostanze zuccherine sui portatili. Con risultati nefasti” puntualizza Thomas. Per poi aggiungere: “In molti casi però le macchine si possono riparare. Per non peggiorare la situazione e continuare a dormire sonni tranquilli conviene evitare il fai da te. È necessario affidarsi a professionisti seri, capaci di dispensare anche opportune dritte in merito alla manutenzione. Io ho sempre subito il fascino del mondo informatico. Operavo in modo autonomo da “sciappinatore” ma grazie a questo lavoro ho avuto l’opportunità di assimilare competenze indispensabili per aiutare sia i privati sia le aziende. Esiste un’enorme differenza tra chi si improvvisa tecnico e chi invece è stato in tal senso formato. In questo settore non si finisce mai di imparare.

Confidare nell’amico che “ne sa” o scegliere soluzioni low-cost che non danno alcuna garanzia significa correre un grosso rischio in termini di privacy e sicurezza dei dati. Un consiglio sempre valido? Prevedere un paio di backup del materiale digitale di cui almeno uno offline, ossia scollegato da tutto. Una precauzione che permette di tutelarsi tanto da eventuali incidenti domestici o da malfunzionamenti non prevedibili quanto dalle infezioni causate dai virus. Nell’ultimo anno i virus Ransomware hanno provocato una strage di dati. Spacciandosi per innocui allegati e-mail sono infatti riusciti a criptare interi hard disk di malcapitati utenti la cui unica “colpa” è stata quella di cliccare su mail fasulle. Ancor più ingannevoli perché risultavano spedite da mittenti conosciuti. Immagini, documenti office, pdf presenti sia sui dischi fissi sia archiviati in cloud, all’improvviso sono diventati inutilizzabili e irrecuperabili. Il nome Ransomware deriva da ransom,

riscatto. L’obiettivo ultimo è infatti di chiedere soldi in cambio delle chiavi di decifratura per i files ormai criptati. Dopo il pagamento però il proprietario dell’hard disk non riceve alcunché e i dati risultano definitivamente persi”. Insomma, dopo il danno anche la beffa.
 

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