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Modena, ragazzi e cyberbullismo Il disagio cresce ancora

Alberto Rossetti e Simone Cosimi hanno analizzato il fenomeno dalla parte dei bambini: «Nessuno li tutela». I numeri parlano chiaro: uno su tre è a rischio 

MODENA. Sabato 17 febbraio, alle 17.30, la libreria San Paolo di Corso Canalchiaro ospita l'incontro con Alberto Rossetti, psicoanalista e psicoterapeuta, per scoprire il saggio “Nasci, cresci e posta” (Città Nuova editore) scritto con Simone Cosimi, giornalista.

«I social network – spiega Rossetti - sono pieni di bambini ma nessuno sembra tutelarli. Da una parte le grandi piattaforme come Facebook, Snapchat e Musical.ly che fanno finta di non sapere che i loro social sono abitati da milioni di account sensibili (bambini al di sotto dei 13 anni), dall’altro il mondo degli adulti che non sembra essere troppo preoccupato per questa precoce esposizione mediatica. Volevamo scrivere un saggio che denunciasse questa situazione, andando ad analizzare i cambiamenti che i social network stanno provocando nella vita di tutti noi, soprattutto nei bambini».



Quali sono le norme meno rispettate legate ai social?

«Oggi – dice Cosimi - ancora per qualche mese, l’accesso ai social network è regolato dal Children’s Online Privacy Protection Act, un provvedimento approvato dal Congresso statunitense ormai vent’anni fa. Questa legge regolamenta la raccolta delle informazioni personali dei bambini al di sotto dei 13 anni, stabilendo norme e procedure da seguire per raccogliere dati e informazioni su questi minori. Le piattaforme preferiscono indicare nelle loro policy il limite di accesso ai 13 anni, è molto più semplice. Per superare questo vincolo, però, ai bambini e ai ragazzi basta indicare un età maggiore. Nessuno sembra preoccuparsi troppo per questa violazione. In questo modo, infatti, si possono avere i dati degli under 13 senza dover sottostare alle procedure indicate nel “COPPA”. A maggio invece entra in vigore il nuovo Regolamento Europeo in materia. L’Unione Europea alza il limite per l’accesso ai “servizi delle società dell’informazione” a 16 anni. Ogni stato membro sarà libero di abbassare questo limite a 13 anni ma, in questo caso, ci dovrà essere il consenso da parte dei genitori. Questo è forse il passaggio più interessante perché, di fatto, chiede ai genitori di decidere quando permettere l’accesso del figlio sui vari social network».

A proposito di responsabilità degli adulti, cos'è lo “sharenting”?

«Con sharenting si intende la tendenza dei genitori a pubblicare le foto dei figli sui social network. Una pratica purtroppo molto comune e, in alcuni casi, pericolosa. Alcuni genitori, infatti, pubblicano in maniera compulsiva le immagini dei bambini senza preoccuparsi di chi potrà vedere, scaricare e fare proprie quelle immagini. Dobbiamo dirlo in maniera chiara: quando pubblichiamo un contenuto su un social, ad esempio una fotografia, ne perdiamo il controllo. Non possiamo più tenerla solo per noi, è a disposizione di chiunque. I pericoli di una pratica del genere sono evidenti mentre non ci vengono in mente vantaggi per i bambini. Con una battuta possiamo dire che “il like se lo prende il genitore».



Tra le nuove dipendenze, infine, nel saggio si parla di nomofobia. Di che si tratta?

«Alcune persone, soprattutto tra i ragazzi, provano ansia quando non hanno il telefono a disposizione. Oppure quando la carica della batteria sta per terminare. Purtroppo lo smartphone è diventato un oggetto molto importante nella vita di tutti noi e restarne senza equivale ad essere tagliati fuori dal mondo. Nel libro definiamo lo smartphone “oggetto integrativo dell’Io” per sottolineare il posto centrale che occupa nelle nostre vite. Non dobbiamo però etichettare troppo i ragazzi ma, piuttosto, aiutarli a comprendere che non tutta la vita passa attraverso social e smartphone. Per fare questo, però, è necessario che gli adulti per primi siano in grado di non avere un rapporto di dipendenza con il proprio smartphone».

Per saperne di più sul fenomeno minori, social e bullismo ecco qualche dato della ricerca “EUKids 2017 - Accesso, usi, rischi e opportunità di internet”: il 7% dei ragazzi di 11-17 anni ha ricevuto messaggi sessuali (sexting). Cresce anche l’esposizione ai contenuti pornografici, con il 31% di ragazzi di 9-17 anni. Il 27% dei ragazzi di 9-17 anni è in contatto su internet con persone che non ha mai incontrato offline. Il 25% dei ragazzi di 9-17 anni non ha parlato con nessuno delle esperienze su internet che lo hanno turbat.
 

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