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C’è ancora bisogno di ridere e commuoversi: con le parole

La riscoperta della bellezza: da Marco Polo al Decamerone in versione ragazzi E quella della conoscenza, perché ascoltare ci aiuta a comprendere l’umanità

di Monica Tappa

“Quanto è grande il mondo?” si chiede un ragazzetto seduto con le gambe a penzoloni sul porto, tuffando gli occhi nell'orizzonte azzurro, oltre le onde azzurre che gli sfiorano i piedi, mentre dietro di lui, sullo sfondo, svettano cupole, facciate eleganti e un brulicare di gente diretta chissà dove. Inizia così, con questa immagine che sembra un intarsio smaltato o un mosaico prezioso, “Marco Polo. Il viaggio delle Meraviglie” scritto da Pino Pace, illustrato da Michelangelo ...

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di Monica Tappa

“Quanto è grande il mondo?” si chiede un ragazzetto seduto con le gambe a penzoloni sul porto, tuffando gli occhi nell'orizzonte azzurro, oltre le onde azzurre che gli sfiorano i piedi, mentre dietro di lui, sullo sfondo, svettano cupole, facciate eleganti e un brulicare di gente diretta chissà dove. Inizia così, con questa immagine che sembra un intarsio smaltato o un mosaico prezioso, “Marco Polo. Il viaggio delle Meraviglie” scritto da Pino Pace, illustrato da Michelangelo Rossato e pubblicato da edizioni Arka. Siamo nel 1271, Marco Polo, diciassettenne, si imbarca con lo zio e il padre, mercanti di stoffe e spezie, per rispondere a quella domanda. Racconta proprio quella meravigliosa avventura che lo porta alla corte di Kublai Kan, del quale diviene ambasciatore, e dal quale torna più volte per raccontargli tutto ciò che vede, questo libro. E “l'imperatore non si stancava mai di ascoltarlo, di ammirare le cose che aveva riportato. A lui che possedeva tutto, anche un sasso, una foglia, una conchiglia sembravano tesori perché Marco li vestiva di parole, di colori, di suoni e di storie” si legge a pagina 15.

Le parole come tesori, che messaggio anacronistico, che dono improvviso, in un tempo come il nostro dove le parole diventano spesso macigni e le storie non si vestono di suoni né di colori ma diventano - troppo spesso - armi improprie alla portata di chiunque. Tornando al libro. E' bravo con le parole ma è analfabeta, Marco, e intanto la storia ci dice che Venezia è in guerra con Genova, Marco Polo viene imprigionato nel 1295 ed è proprio in carcere che conosce Rustico da Pisa, “uomo di lettere” al quale racconta il mondo che ha conosciuto. Proprio grazie a Rustico, che ascolta e trascrive, sono arrivate a noi le millemila storie del Milione.

Sempre in questi giorni, per i casi del caos e per gli scherzi cui gli dei han abituato gli umani dai tempi dei tempi, sta arrivando nelle librerie anche un nuovo libro di Daniele Aristarco, che nell'introduzione scrive: “Ora so che l’uomo racconterà storie anche durante la fine del mondo e, forse, soprattutto dopo la fine. Perché le storie servono a preservare l’umanità, a ricordare all’uomo cos’è la vita e a dargli la forza di chinarsi sulle macerie, di ricomporre l’infranto. E di rimettere in moto la ruota del tempo...”. A causa della peste, continua “gli uomini disimparavano ad amare, a sperare e a reagire. Stavano dimenticando cosa fosse la vita. C’era bisogno di un atto di fede contro la disperazione del mondo. C’era bisogno di ridere, di innamorarsi e di commuoversi di fronte alla bellezza. C’era bisogno di un’opera nuova, scritta nella lingua viva che i vivi parlavano: il Volgare. Fu cosí che nacque il Decameron”. In questo piccolo gioiello (di Einaudi Ragazzi) si possono trovare raccontate dalla penna (viene da dire dalla voce) di Aristarco alcune tra le novelle più note scritte da Giovanni Boccaccio. Una rilettura garbata e rispettosa, che può sicuramente aiutare ad avvicinare i giovani lettori (ma non solo) a questo capolavoro togliendoci un po' di polvere, facendoselo amico, cogliendo la meraviglia di un “libro che racconta, reinventa e dà gusto alla vita. In queste storie troverete solo personaggi intensi, vivi fino in fondo, uomini e donne che godono della propria libertà, che sanno dare prova del proprio valore nei momenti cruciali dell’esistenza: un’umanità meravigliosamente padrona di se stessa. Siete pronti a leggere? Siete pronti a vivere?” chiede Aristarco.

Ascoltare ci permette di apprezzare e capire il mondo e l'umanità.

Il mettere l’altro nel mucchio, relegarlo nel mondo delle 'non persone' (come diceva Hannah Arendt) il voltarsi dall'altra parte, come il cadere negli stereotipi o negli slogan, nelle categorie che dividono noi da “quelli”, senza nome e senza storia, no.

© Illustrazione tratta da. “Marco Polo.. Il viaggio delle meraviglie”. di Pino Pace e Michelangelo Rossato. edizioni ARKA, 2018.