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E la corte rurale di Santo Stefano scompare

Ospitava le feste dell’Unità intercomunali con Vasco Rossi, Morandi, Chiambretti. Oggi è in rovina

NOVI. Nelle terre di Santo Stefano, accanto alla fortificazione riscoperta di Vicolongo, sul confine tra Novi e Concordia, si è consumata anche un po’ della storia contemporanea della Bassa contadina ed operaia.

Perché sul fondo Santo Stefano, giusto un metro di qua dal tortuoso confine tra i Comuni, per anni la politica ha fatto festa e progetti. Senza sapere di quale storico tesoro fosse inavvertitamente custode. Chi vive da queste parti ricorda infatti benissimo la Festa dell’Unità intercomunale, che coinvolgeva tra le altre le sezioni del Partito Comunista di Novi, Rovereto, Concordia e San Possidonio. Nella magnifica corte agricola con le sue stalle, che i compagni affidatari del fondo mantenevano integra e pulita, hanno cenato e cantato a decine di migliaia, tra tanto volontariato. Quando il volontariato era una cosa seria, e la politica argomento di speranza e di fiducia. Oggi, proprio come Vicolongo, quel mondo più recente è parimenti dimenticato. Tra fienili e corti che il terremoto ha... resuscitato, per quella di Santo Stefano invece non sembra esserci alcuna speranza. Tutto irrimediabilmente demolito, “collibente”.

Irrecuperabile, nonostante l’eccezionale valore architettonico e testimoniale di questi edifici rurali tipici. Restano solo tracce delle finestre bordate di rosso, il colore di battaglia che i comunisti dell’epoca rinfrescavano ogni anno.

«Purtroppo abbandonare questo luogo al suo destino è stato un errore. All’epoca il gruppo dirigente non poteva avere la sensibilità per comprenderne l’importanza, sul piano storico e testimoniale», racconta Silvano Tagliavini, all’epoca giovane volontario.

«Qui nella casa colonica c’erano quelli di San Possidonio e Mirandola a cucinare il pesce, là la balera, là sotto la stalla noi di Novi con le cucine... Da qui sono passati anche Vasco Rossi, Gianni Morandi, Orietta Berti... Ricordo anche Chiambretti nelle sue prime esibizioni, quando c’era da battere

l’asta dei quadri del compianto pittore novese Adriano Boccaletti», prosegue il racconto di Tagliavini.

Chissà se fra mille anni un’altra Cispadana consentirà di trovarne i resti. E ricostruirne, a frammenti, una storia bella e perduta, come quella di Vicolongo. (ase)

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