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I genitori di Mattia: «È andato tutto bene»

Mamma Monica e papà Daniele: «Personale medico professionale». L’Ausl: «Sono stati seguiti correttamente i protocolli»

PAVULLO. Pesa 3 chili e 480 grammi il piccolo Mattia, il bimbo protagonista nella notte tra sabato e domenica del parto da film che la Gazzetta ha raccontato ieri. Mamma Monica infatti, 39 anni, è stata colta dalle doglie poco dopo la mezzanotte nella sua casa di Pievepelago: è stata una corsa in auto, ma prima di arrivare a Pavullo le si sono rotte le acque. In Pronto Soccorso è stata subito caricata in ambulanza per il trasporto verso Sassuolo, ma all’1.30 il piccolo è venuto alla luce “on the road”, a 7-8 minuti dall’ospedale. Mentre il marito Daniele li seguiva.

«Tutto è bene quel che finisce bene - dicono ora i due genitori - nostro figlio sta bene e vogliamo solo ritrovare la nostra serenità famigliare, tornare a casa e goderci questo grande dono. Prima di chiedere che la nostra privacy venga rispettata, in un momento così festoso ma allo stesso tempo delicato, vogliamo però ringraziare di cuore tutti gli operatori sanitari che ci hanno assistito in queste ore. Quelli di Pavullo, prima di tutto, e quelli di Sassuolo che ci hanno accolto subito dopo il parto in ambulanza. La loro presenza ci ha fatto vivere con relativa tranquillità una situazione un po’ eccezionale. Hanno dimostrato di saper fare il loro lavoro al meglio, un merito che gli va riconosciuto. Un grazie speciale va all’ostetrica che ci ha accompagnato in ambulanza e ha assistito al parto, speriamo che questo servizio continui a essere garantito per tutte le mamme dell’Appennino. Quando il piccolo Mattia crescerà, gli racconteremo di questa notte speciale».

Da parte propria l’Ausl, nel fare le più vive congratulazioni alla famiglia, in una nota specifica che la donna, alla 39ª settimane di gravidanza, «è stata assistita secondo protocolli che sono vigenti in tutti gli ospedali nei quali non è presente un punto nascita, con alcune specificità che riguardano l’ospedale di Pavullo, in considerazione della sua collocazione orografica. In questa sede la valutazione viene eseguita non solo dal personale di Pronto Soccorso, ma anche dall’ostetrica presente h24».

Quando è arrivata, la donna presentava la rottura delle membrane e una dilatazione di 8 centimetri, al che «è stato disposto come da protocollo l’immediato trasferimento con mezzo infermieristico con medico anestesista e ostetrica a bordo. Durante il trasporto le condizioni sono state monitorate costantemente, consentendo l’assistenza al parto, avvenuto con mamma e neonato in perfette condizioni».

L’Ausl precisa anche che «i parti precipitosi riguardano tutti i territori e, per la loro rapida evoluzione, lo stress da travaglio cui è sottoposto il feto è brevissimo, a differenza di ciò che può accadere nei travagli lunghi. Dai dati disponibili si stima che ogni anno in provincia circa il 10% delle donne in travaglio attivo che chiamano il 118 partorisca fuori dall’ospedale (a dire in casa, in auto o in ambulanza), il fenomeno è quindi tutt’altro che occasionale». Ragion per cui il 118 è pronto all’intervento: «Per garantire la massima sicurezza alla gravida ed eventualmente al neonato - sottolinea l’Ausl - gli operatori del servizio di emergenza-urgenza di tutto il territorio sono formati per fornire assistenza pre-ospedaliera alle donne in

travaglio. La gestione di tali situazioni fa infatti parte del programma formativo obbligatorio che prevede corsi specifici che affrontano tutte le emergenze ostetriche, neonatali e pediatriche. Uno di questi tratta proprio il caso di parto precipitoso in ambiente extraospedaliero».

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