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Rubrica Fuori Classe / Passione, impegno, umiltà I 15 anni dell’Erba del Re

Rubrica Fuori Classe / Passione, impegno, umiltà I 15 anni dell’Erba del Re

Lo chef Luca Marchini si racconta, dai primi passi in città alla stella Michelin «La finestra in cucina l’ho voluta prima che andasse di moda: essere come a casa»

MODENA. Erba del Re, ristorante modenese pluripremiato, deve l’origine del suo nome al greco antico basilikón, “erba regale”, così richiamando l’amata tradizione delle erbe aromatiche, elementi essenziali in ogni tipo di cucina.

Erba del Re che oggi compie 15 anni.

Così è nato l'inizio del piccolo impero, voluto, sofferto e desiderato dallo chef stellato Luca Marchini fin dall'età di tredici anni, che nel 2003 ha preso forse la decisione più importante della sua vita: aprire il suo primo ristorante. Il passaparola modenese gli ha permesso di farsi conoscere e di acquisire maggiore fama, passando da cinque soli dipendenti a ben ventidue buste paga, compresa sua moglie, che ora si occupa di marketing e pubbliche relazioni del ristorante. Ma soprattutto, è stata la decisione di investire nell'attività di catering e le sue esperienze all’estero che ha diffuso la sua fama oltre i confini cittadini, e gli ha permesso di acquisire una filosofia culinaria unica e rara.

Fuori Classe / Marchini e la storia stellata dell'Erba del Re Erba del Re, ristorante modenese pluripremiato, deve l’origine del suo nome al greco antico basilikón, “erba regale”, così richiamando l’amata tradizione delle erbe aromatiche, elementi essenziali in ogni tipo di cucina. Erba del Re che oggi compie 15 anni. Così è nato l'inizio del piccolo impero, voluto, sofferto e desiderato dallo chef stellato Luca Marchini fin dall'età di tredici anni, che nel 2003 ha preso forse la decisione più importante della sua vita: aprire il suo primo ristorante. Tre le parole d'ordine: passione, impegno e umiltà (video di Cecilia Fangareggi, intervista di Sofia Aravecchia, studentesse della 5G classico liceo Muratori San Carlo)

«La mia cucina si nutre di ricerca, meditazione ed equilibrio, che io considero tre concetti fondamentali per la realizzazione di ogni piatto e per poter combinare quella che io chiamo tradizione, creatività ed innovazione. Vorrei realizzare un viaggio culinario che possa essere coinvolgente, ospitale, rilassante, che richiami la vostra atmosfera familiare, anche nel design».

Infatti i pannelli insonorizzanti posti sul soffitto e la luce focalizzata sui singoli tavoli, gli uni ben separati dagli altri, garantiscono la giusta riservatezza ma facendo, al contempo, sentire i commensali parte integrante della sala.

Tutto questo deriva dalla particolare attenzione dello chef verso ogni singola componente del suo ristorante, capace di regalare un’esperienza totalizzante dei cinque sensi, quasi come se il cibo fosse solo un elemento di contorno. Alla base di questo progetto vi è la necessità di cambiamento per stimolare tanto se stesso e i suoi dipendenti quanto gli stessi clienti, messa in atto attraverso tre restyling estremamente curati al dettaglio.

Fin dal principio, l’obiettivo principale di Marchini è stato quello di trasmettere un senso di trasparenza, umiltà e condivisione: «Ho voluto apporre una finestra sulla cucina, quando ancora non era una scelta così diffusa come, invece, è oggi: per me era importante dare la possibilità a chiunque entrasse di vedere con i propri occhi la composizione di ogni piatto».

Il ristorante si è così riuscito ad ampliare, acquistando sempre più vetrine della galleria di Piazza Pomposa, che, grazie al successo ottenuto, ha contribuito alla rivalutazione del celebre quartiere modenese. Oltre a ciò, lo chef ha aperto una scuola di cucina per amatori adiacente al ristorante, chiamata Amaltea, dal nome della capra che allattò Zeus, ancora una volta riprendendo la tradizione dei classici nella scelta del nome. Successivamente la possibilità di acquistare un ulteriore locale nelle vicinanze, che ha ben pensato di adibire a trattoria che fosse incentrata unicamente sulla tradizione della cucina emiliana.

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Tutto questo lo ha portato, nel tempo, alla stella Michelin e la carica di presidente del Jeunes Restaurateurs d'Europe e di Modena a Tavola.

Tale raggiungimento è frutto del lavoro di un team coeso, operoso ed efficiente, che lo chef considera «come una vera e propria famiglia in cui la priorità va all’aspetto umano di ogni singolo dipendente, e alle rispettive emozioni, gioie e dolori, che siamo soliti condividere insieme, seduti ad un unico tavolo, proprio come i pasti principali della giornata».

Sofia Aravecchia

Bianca Mattioli

Caterina Pivetti

Elisa Farina

studentesse 5G classico

liceo Muratori San Carlo
 

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