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Delitto di Lame/ Il retroscena. Divisi da 50 euro, il valore di Rainone nell’azienda

Rossana, figlia di Ugo, controllava la Monte San Giacomo con il 99% di quote L’ex marito teneva saldo l’1%: i tentativi di riscattarlo scatenavano liti furiose 

ZOCCA. Cinquanta euro. È il valore della lite che divideva Angelo Rainone dall’ex suocero Ugo Bertarini e dal fratello di questi, Breno. La somma infima corrisponde infatti a quell’1% della sua quota societaria dell’azienda agricola di famiglia, la Monte San Giacomo, che aveva creato tanti dissapori tra il coltivatore di patate di Montalto di Motese e i suoi ex parenti acquisiti che lo tenevano a distanza dopo la separazione dalla moglie Rossana (figlia di Ugo). Quell’1% è la quota residua che rimane tuttora in mano ad Angelo, quando il restante 99% è controllato dalla sola Rossana. E siccome il valore della società è nominalmente di 5mila euro, lei ha quote per 4.950 euro mentre lui solo per 50 euro.

Tanti a Zocca e a Montese sapevano di questa lite di carattere economico-gestionale scoppiata dopo la recente separazione coniugale. Una lite che forse rimandava ad aspetti più personali: da un lato Ugo e Breno volevano riscattare quell’1% d’impiccio offrendogli quei pochi soldi del valore o poco più; dall’altro Angelo diceva di volere di più (o forse, sotto sotto, non voleva proprio cederla). Si è impuntato coi due anziani in nome di 50 euro forse per una questione d’onore, per contrastare quella che per lui era un’umiliazione continua dagli ex familiari acquisiti. Per questo tanti sanno che con loro non parlava quasi più, se non ai rari incontri per provare a chiudere questa vicenda societaria; incontri finiti a male parole e con strascichi di rancore.



Insomma, è proprio l’azienda agricola il fulcro di questa tragedia, da quanto sta emergendo. Un insieme di attività rurali tipiche della zona appenninica: cereali, castagne, frutti di bosco, alberi da frutta, patate. Un’azienda tradizionale, con un suo mercato, costituita nell’ottobre 2010. L’elemento che colpisce è la sua ragione sociale: è registrata come società semplice, formula societaria tradizionale in campagna ma ormai in disuso.

La rappresentante legale era proprio Rossana, nella gestione l’ago della bilancia tra il padre Ugo e il marito Angelo. Rossana è socia di Angelo (un terzo socio, suo parente, si è ritirato nel 2013). Tuttavia, le cariche sono solo formalmente paritarie: il potere decisionale è tutto nelle sue mani perché determinato proprio dalle quote detenute: per questo il suo 99% diventa schiacciante.

Ma quell’1% residuo permette ad Angelo di prendere iniziative di contrasto o di ostacolo alle sue decisioni. Questo è il motivo per il quale i Bertarini volevano riappropriarsene: per blindare intorno alla famiglia senza più Angelo il controllo di un’azienda che da soli due mesi aveva anche acquisto anche più valore grazie al “Biologico” certificato.
 

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