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Dalla sala operatoria di Gucci al ritorno degli anni Ottanta

Dalla sala operatoria di Gucci al ritorno degli anni Ottanta

Un’edizione della kermesse seguitissima sui social e che ha fatto discutere a partire dal setting del grande marchio. 61 le collezioni autunno-inverno

Un'edizione di Milano Moda Donna decisamente social quella presentata dal 20 al 26 febbraio e che ha fatto registrare decine di milioni di impression per i 64 show in calendario, comprensivi di 3 doppie sfilate per un totale di 61 collezioni per il prossimo autunno-inverno.

Una settimana della moda che si è aperta sotto il roseo auspicio dei dati relativi al fatturato del 2017 in crescita rispetto agli anni precedenti.

Condivisa da milioni di utenti, la sfilata evento di Gucci ha fatto parlare di sé per giorni e continuerà per quelli a venire: esseri umanoidi hanno vagato in trance nel setting che riproduceva una sala operatoria, crogiolo della nascita o meglio, dell'assemblaggio, delle creature odierne come novelli Frankenstein, le cui identità sono decise dalla tecnologia e rese immortali da Instagram. Stesso discorso vale per gli abiti mostrati a migliaia, assemblati con un apparente non-sense.

Decisamente tutto un altro scenario da Alberta Ferretti che ha posto nel cuore della sua passerella "Gravity" la scultura di Anthony Quinn dedicata alla centralità della donna espressa anche dagli abiti decisamente contemporanei e grintosi, con vibrazioni anni ’80 (la spalla importante e i pantaloni a palloncino a vita alta). Meno chiffon e più denim, più carattere e meno eterea leggerezza. Dinamica, non omologata né rinchiusa in una tendenza, la collezione dimostra un’audacia sicura nel mescolare il denim con le piume, nell’accendersi con i bagliori improvvisi della luce dell’oro che viene dai tessuti o dai gioielli scultura come dalle cinture metalliche, nel declinare i capi da giorno come cappotti, gonne, cappe in pelle con interno in maglia, tute in jersey o in denim nero e giacconi in esclusivi tessuti jacquard.

Ispirazione 80ies anche per Lorenzo Serafini e la sua Philosophy: «Questa mia collezione è la mia idea italiana del sogno americano. La “glamourizzazione” del comfort, il fascino dell’edonismo e la voglia di essere attraenti senza alcuna insicurezza. Il potere del romanticismo», ha dichiarato lo stilista. Con Margaux Hemingway come sua musa ispiratrice, la lente di Serafini fonde Park Avenue con le praterie. Il suo sguardo viaggia da Aspen a Wichita, dal New Mexico a New York. Una collezione dallo stile democratico e contemporaneo che affianca il denim al tulle, la pelle al pizzo, il taffetà alla maglieria.

Echi anni '80 anche da Fendi, dove Karl Lagerfeld e Silvia Venturi Fendi hanno fatto sfilare capi logati con tocchi da film noir, fantascientifici e rivisitazioni da giorno dello sportswear.

Versace non poteva essere da meno, rileggendo la corrente punk di quel decennio con il tartan fluo tagliato e sovrapposto, le camicie bianche e le maxi sciarpe con la V della maison ricamata. Prada è storia a sè con abiti fluorescenti e stampe digitali contrapposte a tweed, parka squadrati e gilet da operaio, mentre gli abiti da cocktail senza spalline avevano carte d'identità

aziendali appuntate sul petto.

Chiudono Dolce&Gabbana (nella foto centrale, il finale della sfilata) e la loro fashion devotion con angeli e madonne su tutto il repertorio del loro stile: dall'abito fasciante al completo ginnico, al gessato. (m.v.m.)

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