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Idee, fantasia, colori: Modena brilla nelle sfilate di Milano Moda Donna

Idee, fantasia, colori: Modena brilla nelle sfilate di Milano Moda Donna

Dall’eleganza femminile proposta da Blumarine, agli strappi e i rattoppi di Erika Cavallini I nostri brand, anche se pochi, mostrano una grande vitalità e sanno farsi valere nel fashion system

MILANO. L'Emilia Romagna continua ad avere un ruolo centrale nella filiera produttiva del fashion system nazionale, ma nonostante questo, i nostri stilisti che continuano a sfilare o riescono per la prima volta a calcare le passerelle di Milano Moda Donna, sono sempre numericamente e drammaticamente pochi. Resta la sicurezza di brand come Blumarine, la creatività sperimentale di Cristiano Burani, l'effervescenza di Elisabetta Franchi e la concettuale lettura della moda di Erika Cavallini, più ovviamente gli altri grandi marchi che da noi hanno mantenuto solo la logistica o l'indotto, senza contare il comparto calzaturiero romagnolo che da solo vale una fortuna. Un po' penalizzante per un distretto che fino a qualche decennio fa era motore trainante del sistema. Vale comunque il detto "pochi, ma buoni".

Erika Cavallini ha portato in passerella donne vere e lei stessa si è mescolata a loro durante il finale della collezione che ha voluto chiamare "Miseria e Nobiltà", dove la "miseria" in realtà è un'iperbole per spiegare come i vecchi vestiti, strappati, rammendati, sdruciti da anni di usura, conservino ancora la loro anima e la loro dignità. Ecco, quindi, cappotti rattoppati insieme a casaccio, come spesso accade per le memorie e ricordi, diversi tessuti assemblati e indossati al rovescio, abiti scivolati d'ispirazione vintage in pizzo gioiello sono stati presentati sotto abiti oversize maschili o sotto enormi maglioni di mohair lavorati a mano e le fodere erano strappate e lasciate scucite, come se segnassero il passare del tempo. Spille di strass, come antichi cimeli di famiglia, erano appuntate sulla scollatura profonda di uno splendido abito da sera viola ispirato agli anni '40, su pantofole di raso, e su un twinset oversize lavorato a mano rosa cipria indossato con pantaloni fluidi.

Anna Molinari lancia un appello alle donne, in questo periodo troppo spesso al centro delle cronache per casi di violenza, ad essere forti e ribadire con fermezza la propria identità. Cosa che fa anche attraverso la rilettura di motivi iconici del brand come la stampa con le rose, impressa su materiali inaspettati su giacche di montone e cappotti di panno e sul tulle. Le piume di marabù sono applicate lungo l'orlo di abiti sfumati, o brulicano sui cappotti iperfemminili. Il jersey è usato in outfit dal sapore anni '70, anni della contestazione e dell'affermazione dei diritti delle donne, più libere, più forti ma per questo non meno romantiche e dolci.

Un'altra donna forte, ironica e bellissima protagonista di quel decennio di fermento culturale è stata Monica Vitti, musa ispiratrice di Elisabetta Franchi. Una palette vivace e variegata è il punto forte della collezione: un’esplosione di colori ricchi crea combinazioni di grande impatto su abiti e accessori. La corposa consistenza del gianduia domina gli accessori di gusto seventies, mentre il soffice candore delle nuance zucchero filato si mescola a toni decisi come mosto, pavone e petrolio, riversandosi nelle lunghezze di abiti e pantaloni a palazzo. Gli ocra giocosi si alternano al vivido lampone, i fiocchi sui colletti assumono volumi plastici, il tweed si accosta al naplack in un moderno mix-and-match e i coloratissimi accessori in resina diventano irriverenti protagonisti su borse, scarpe e gioielli.

Anche Cristiano Burani vuole far sentire il proprio

supporto alle donne, reinventandole in modo provocativo in chiave fetish athleisure trasportando tutto in un futuro prossimo con stivali da cyborg con cappotti in vinile e abiti in tessuto plastificato, maglie over e maxi fur, colori fluorescenti senza perdere di sex appeal.
 

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