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Rainone, per il carcere sono ore decisive

Zocca. Il Gip non ha sciolto la riserva sul fermo del 57enne accusato del duplice omicidio. La difesa: non c’è pericolo di fuga

ZOCCA. Con ogni probabilità oggi, o al massimo nella giornata di domani, si saprà se Angelo Rainone resterà o meno in carcere. Se cioè il provvedimento di fermo, emesso nei confronti del 57enne, verrà o meno convalidato dal Giudice per le indagini preliminari che non ha ancora sciolto la riserva. Ieri mattina nel carcere modenese di Sant’Anna, alla presenza dell’avvocato difensore Francesca Lazzeri, il 57enne che è accusato del duplice omicidio dei fratelli Ugo e Breno Bertarini di 73 e di 70 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, come già aveva deciso in presenza del pubblico ministero della procura di Modena Lucia De Santis, titolare delle indagini. La difesa ha chiesto il riesame del fermo. Ad avviso della difesa infatti tanto il pericolo di fuga, cioè la possibilità che il 57enne possa allontanarsi dal territorio nazionale, così come la reiterazione del reato, non sussistono. Il pubblico ministero, nel provvedimento di fermo di indiziato di delitto, ha invece rilevato che ricorre il pericolo di fuga, poiché Rainone, oltra ad allontanarsi, potrebbe sottrarsi all'accertamento delle proprie responsabilità soprattutto perché è a conoscenza che nei suoi confronti si sta procedendo per il reato di duplice omicidio e che la sua casa è stata perquisita. Il Giudice per le indagini preliminari Eleonora Pirillo, come detto, si è riservato di decidere. Nel frattempo venerdì nel tardo pomeriggio è iniziato l'esame autoptico sui due fratelli Bertarini: l’autopsia su entrambi i corpi sarà lunga e non potrà concludersi prima di domani o, con ogni i probabilità, di martedì. Tanto Ugo quanto Breno Bertarini sono stati uccisi da quindici colpi inferti a ciascuno da una roncola, un pesante strumento agricolo che presenta una lama come una falce, che in questa occasione è stato usato sia per tagliare che come corpo contundente. La roncola è stata abbandonata in un secchio,

nella stalla dove è avvenuto il duplice omicidio: su entrambi i fratelli i colpi erano concentrati soprattutto sulla testa e nella zona del collo. A Breno, probabilmente mentre cercava di ripararsi con le mani dai fendenti della roncola, sono state amputate anche alcune dita.

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