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Modena: «Alfa e Maserati restano,assunzioni alla Ferrari»

«In Italia abbiamo stabilimenti attrezzati, finché ci sarò io saranno prodotte qui» . «Per il Suv ibrido a Maranello c’è la linea: oltre 10mila auto con nuovo personale»

MODENA.  Alfa Romeo , Maserati e Ferrari, non solo da punto di vista strettamente sportivo, sono state ieri al centro dell’attenzione negli annunci dell’Ad Fca Sergio Marchionne al Salone dell’Auto di Ginevra.

Su Alfa e Maserati Marchionne ha detto che «non saranno prodotte fuori dall'Italia: finchè ci sono io non succederà mai. L'Alfa e la Maserati non hanno il problema dell'internazionalizzazione, perché abbiamo stabilimenti che sono stati attrezzati, anche a livello di motori, per essere in Europa e in Italia. È il risultato di uno studio molto preciso. Portare tutto via non è facile, per fortuna abbiamo garantito un futuro all'infrastruttura italiana, non era scontato». Difficile capire se queste indicazioni possano rivelarsi benefiche anche per lo stabilimento modenese di Maserati, dove peraltro ormai si producono più che altro vetture Alfa.

Per la produzione del cosiddetto Fuv, il Suv di Ferrari, Marchionne ha spiegato che non servirà un nuovo stabilimento. «A Maranello la predisposizione per quella linea già c'è, dovremo investire sull'adattamento. L’insieme delle capacità produttive di Ferrari comprende anche il sito di Scaglietti. Nel 2022 saranno vendute più vetture di ora: dobbiamo assumere personale». Per i dettagli sull'aumento della forza lavoro Marchionne ha aggiunto: «Preferisco aspettare settembre», riferendosi alla presentazione del nuovo Piano Ferrari. L’azienda di Maranello con il nuovo Suv ibrido venderà infatti oltre 10.000 auto all'anno, secondo quanto previsto dal nuovo piano al 2022 che sarà presentato a settembre. «A regime il Suv inciderà per oltre il 10% sul fatturato», ha aggiunto l’Ad.

Marchionne ha parlato anche delle possibili ripercussioni dei dazi Usa minacciati dal presidente Trump per le importazioni dall’Europa di acciaio, alluminio e autovetture: «Gli eventuali dazi potrebbero pesare per 200 milioni di dollari all'anno per la Ferrari. Se venissero imposti inciderebbero su Ferrari, sarebbe un peccato. Spero di no. Gestiremmo anche questo». Per gli eventuali dazi sull’acciaio ha aggiunto: «Penso che potremo assorbirli nel 2018: abbiamo già visto un cambio dei prezzi».

Non è stata tralasciata l’ipotesi di fusione con altri player del settore: «Non abbiamo particolare bisogno di investitori cinesi ma restiamo aperti - ha detto Marchionne - Non mi darebbe fastidio avere investitori cinesi, ma dovete chiederlo agli azionisti, non sono io la persona giusta. Non ho nulla contro investitori cinesi o altri investitori in azienda a meno che non vogliano far male a Fca e allora mi incazzerei davvero».

Riguardo al mercato cinese, Marchionne ha spiegato: «Continueremo a lavorare con le autorità cinesi, è un Paese dove abbiamo commesso un paio di errori all'inizio: pensavamo che Jeep avrebbe trovato subito terreno fertile sul mercato cinese e ci siamo sbagliati, ora stiamo aggiustando il tiro, la nostra piattaforma è più forte, penso

che il 2018 andrà molto meglio, ci stiamo lavorando». Tornando sugli errori commessi, Marchionne ha spiegato: «Sul numero di unità che avremmo venduto in Cina entro il 2018 purtroppo le nostre previsioni erano errate. Il mercato cinese non è così facile come pensavamo per Fca».
 

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