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Il dopo elezioni, Bonaccini rilancia sul Pd: «Meno social, più contatto umano»

Il dopo elezioni, Bonaccini rilancia sul Pd: «Meno social, più contatto umano»

Il governatore sulla crisi: «Dall’Emilia potranno arrivare contributi preziosi. Nel 2019? Servirà il candidato migliore»

Il telefono suona incessantemente, le riunioni sono frenetiche. Ai piani alti della Regione lo strascico del voto si fa sentire. Il governatore Stefano Bonaccini è già orientato alla ricostruzione e non sembra accusare troppo il colpo dei numeri che mettono il centrosinistra a serio rischio.

Per la prima volta la regione non è più rossa: preoccupato in vista del 2019 per una sua riconferma?

«Ogni volta che arriva un risultato negativo, questo lo è particolarmente per il Pd, inutile che ci giriamo intorno, arriva la stessa domanda. Si ragionava così già quando si perse Bologna ben diciotto anni fa, perché poco prima si erano perdute anche Parma e Piacenza. Sembrava la fine di un’epoca poi in realtà si prese atto che non esistevano più luoghi inaccessibili. D’altra parte la destra nell’ultima elezione di Errani sfiorò addirittura il 40% seppur con Forza Italia leader della coalizione, mentre oggi lo è la Lega, peraltro per la prima volta non solo al Nord».

Ci sono però elementi di novità non trascurabili.

«La novità vera è il tripolarismo con il M5S che seppur non vince alcuno dei 26 collegi, tra Camera e Senato, è prima forza in Regione. E bisogna affrontare un rischio già visto di recente: con il tripolarismo se governi puoi essere percepito come forza di potere, dunque coloro che sono alternativi, seppur non coincidenti, nei ballottaggi si alleano contro di te. Per questo servono innanzitutto buongoverno, costruire un nuovo centrosinistra largo e aperto anche a quel civismo che vuole assumersi responsabilità di governo e non solo di protesta, aprirsi alla società e al territorio».

Quanto è cambiata l’aria dentro al Pd?

«Spero tutti nel Pd prendano atto di quello che dico da tempo, cioè che non esistono più e non esisteranno più rendite di posizione. Lo dovremmo aver visto dopo Vignola, per due volte in pochi anni, o addirittura a Novi. Se si pensa di vincere per diritto divino si perderà ancora, se non capiamo che serve tornare laddove siamo un po’ spariti, dalle fabbriche alle università, dalle scuole ai luoghi dove c’è sofferenza, allora sarà dura. Il Pd deve ritrovare umiltà, uscire da recinti troppo stretti e valorizzare meglio le cose che amministrando spesso facciamo. Non sarà banale e sarà non scontato l’esito, nemmeno breve ma la ricostruzione è necessaria».

Come deve cambiare il Pd?

«Solo oggi mi hanno contattato alcune persone per chiedermi come iscriversi o tornare ad iscriversi al Pd perché in un momento così difficile vogliono dare il loro contributo per non lasciare campo a populisti ed estremisti. Con una battuta ho detto che vorrei un Pd meno populista e più popolare! Un Pd più tra la gente e meno social. Ci accorgeremmo che sono molte più di quelle che pensiamo le persone disposte a dare una mano. Dall'Emilia-Romagna possono arrivare contributi di idee, di personalità, io non mi tiro certo indietro. Però guai a farsi prendere solo dalla depressione e dallo sconforto. Non ce lo si può permettere. Dico sempre che gli aquiloni si alzano in volo quando il vento è contrario. Adesso è il momento di dimostrare se si è capaci di farli volare di nuovo».

Come si ripercuote questo voto sulla Regione?

«In Regione voteremo però tra circa venti mesi, non domattina. E il centrosinistra unito pur nel momento peggiore della sua storia rimane comunque davanti al centrodestra anche in Emilia-Romagna se leggete bene i numeri. Soprattutto abbiamo due dati dalla nostra rispetto al resto del Paese: qui governiamo insieme da tre anni e abbiamo condiviso le scelte con le parti sociali, non contro. Io penso che per le cose che stiamo facendo si potrebbero raccogliere risultati positivi. Ma siccome non bisogna dare nulla per scontato servirà anche a livello regionale costruire e rafforzare un campo di forza aperto alla società civile e al civismo. Dopodiché consiglio a Lega e grillini di essere prudenti a cantare già ora vittoria».

Visti i risultati di ieri, pensate di aver sbagliato qualcosa o il voto è tutto politico? Se è politico però qualcosa il Pd avrà sbagliato, giusto?

«Che sia un voto politico non c’è dubbio. Altrimenti sarebbe andata bene da altre parti. E per quanto sia stata sconfitta, solo qui e in Toscana (oltre che nel sud Tirolo) si conquistano collegi; c’è uno scarto ampio tra le tante cose fatte al governo del Paese, molte delle quali a mio avviso positive, e la ricaduta in termini di basso consenso. Bisogna discutere seriamente di questo perché non si può ora banalizzare e alzare le spalle di fronte a questi risultato, così come mettersi contro le parti sociali non ha certamente pagato».

Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Renzi: come e con chi si ricostruirà il Pd?

«Si è dimesso, ha detto che non salirà al Colle, ha già convocato la direzione nazionale lunedì prossimo. Non mi interessa parlare delle dichiarazioni di Matteo, ma di cosa dobbiamo fare per ricostruire fiducia nel Pd e nel centrosinistra. Come tornare a parlare alle generazioni più giovani che ci hanno girato le spalle. Come tornare nei luoghi di lavoro. Per farlo servirà evitare adesso i cognomi e concentrarci sui contenuti. Con una analisi seria e vera. Aprendoci e facendo un bagno di umiltà. Ma chi ci dà per finiti secondo me non ha fatto i conti con la passione che anima ancora tanti in questo Paese è in questa terra.

Tocca a noi restituirla».

Bonaccini sarà a disposizione anche a novembre 2019?

«Io sono a disposizione, ma non importa il nome. L’incarico dovrà essere dato alla persona che reputeremo migliore per vincere, non per partecipare».

Davide Berti

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