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Green Days di Monica Spinelli: La natura del cioccolato ha il profumo della terra

Dalla madre alla figlia: il negozio di golosità in via Farini e le mani d’oro “Mi piaceva stare scalza, portare a casa gatti. Ma le pizzette di Altero...”

Nei giorni lavorativi la trovate in via Farini 47, proprio lì, a metà dei portici, dietro a quelle due vetrine che sembrano il paese dei balocchi di zucchero e cioccolato: Cioccolateria & Bomboneria Anna, c'è scritto nella vetrina. C'è da moltissimi anni questo angolo di dolcezza in via Farini. Dentro vi accoglie lei, la figlia di Anna, Monica Spinelli, che a vederla sembra un po' una creatura dei boschi, con quell'anima riccia e rossa profumata di corteccia e ciclamini, funghi e fragole che ...

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Nei giorni lavorativi la trovate in via Farini 47, proprio lì, a metà dei portici, dietro a quelle due vetrine che sembrano il paese dei balocchi di zucchero e cioccolato: Cioccolateria & Bomboneria Anna, c'è scritto nella vetrina. C'è da moltissimi anni questo angolo di dolcezza in via Farini. Dentro vi accoglie lei, la figlia di Anna, Monica Spinelli, che a vederla sembra un po' una creatura dei boschi, con quell'anima riccia e rossa profumata di corteccia e ciclamini, funghi e fragole che si espande nei capelli, negli occhi e nei pori. Da piccola no, non stava qui. “Abitavo in via Zucchi – ricorda Monica Spinelli – ma più che in casa vivevo fuori, in cortile, mi piaceva stare scalza, avevo sempre i capelli in disordine nonostante le pazienti spazzolate della mamma perché preferivo correre dietro a un pallone o passare le ore in ginocchio a sfide infinite con le biglie o a correre con i pattini a rotelle, quelli che si allungavano, non i roller, che stare a giocare con le bambole, anche se la Barbie mi piaceva. La trovavo bella”.

“Fino a che siamo stati piccoli mia mamma ha lavorato in casa in casa come sarta e magliaia, poi ha lavorato come commessa nella cioccolateria e infine ha rilevato l'attività. Lei aveva e ha le mani d'oro. Io da lei credo di aver ereditato la manualità. Mio papà ha sempre lavorato tantissimo fuori casa invece, faceva i turni, orari pesanti, ha fatto il fornaio e poi ha lavorato in fonderia . Da lui ho ereditato l'ironia. L'onestà era un valore per tutti e due e lo è anche per me. Poi mi hanno insegnato l'altruismo. Forse esageravo... Portavo a casa tutti gli animali che trovavo, cani gatti, passerotti, rondoni... Amavo le lucertole, mi piacciono ancora. Non sono cambiata molto”.

“Dell'asilo ricordo pochissimo, però c'era una specie di vasca rossa con le ruote arancioni, dove ci sedevamo e scendevano giù da una specie di collinetta, l'aria sul viso, la velocità, l'odore della terra quelli sì che me li ricordo. Anche la sensazione di libertà che mi prendeva quando, più grandicella, mia mamma veniva a prendere me e mio fratello a scuola e ci portava a casa in bicicletta, mio fratello davanti e io dietro. Altri tempi”.

“Andavo d'accordo più o meno con tutti a scuola, anche se a me piaceva disegnare, dipingere, leggere e la “mia” compagnia erano gli scout. Sono cresciuta con loro, ho imparato un sacco di cose. Il mio legame con la natura si è mantenuto nel tempo... Comunque alle elementari eravamo una bella classe. Certo, c'erano anche quelli un po' scapestrati, che a volte esageravano pure. Una volta alcuni compagni sono entrati in classe con un sacchetto di begatini da pesca e li hanno lanciati su tutti i compagni. Un'altra volta, fuori, mi hanno presa e legata a una panchina dei giardinetti. Oggi chissà che direbbero, ma allora insomma ce la siamo cavata, non ci è mai successo nulla di grave”.

“Uno dei ricordi più belli delle medie? Quando si usciva e tornando a casa la tappa obbligata era da Altero per le sue pizzette. Quel profumo là me lo ricordo ancora bene”.

Monica Tappa