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Modena, caso vaccini ai raggi X «Antivax complottisti e i favorevoli ansiosi»

La tesi di un laureando Unimore, Gabriele Menegoni, destinata a fare il giro del mondo: comincerà da Orlando  

MODENA. Un milione di commenti Facebook e 53mila messaggi twitter analizzati, oltre 200.000 conversazioni on line scritte nell’arco di sette anni dal 2010 al 2017 per arrivare alla conclusione che le persone antivaccini sono spesso complottiste e arrabbiate e quelle a favore dei vaccini (i pro-vax) sono in genere ansiose. Sono questi alcuni dei risultati empirici cui il modenese Gabriele Menegoni, appena laureato a Unimore al corso di laurea “Pubblicità, comunicazione digitale e creatività d’impresa”, è arrivato con la sua tesi che mette al centro dell’attenzione l’analisi dei dati presenti nel social media con il fine di comprendere meglio la società in cui viviamo. Menegoni, insieme al docente di informatica del Dipartimento di Comunicazione ed Economia Marco Furini, presenterà dopo Pasqua il suo lavoro a Orlando in Florida nel corso della conferenza internazionale “Acm/Ieee Social Sensing”.



Menegoni quali sono i risultati della ricerca?

«Ho trovato molta intolleranza nei commenti dei gruppi novax e in molti casi ho dovuto fare domande dirette agli utenti molto scatenati, per comprendere meglio. In tanto risposte i no-vax casi hanno parlato apertamente di complotti. Uno mi ha accusato di essere pagato dalla azienda farmaceutica Glaxo, una mamma di 40 anni mi ha collegato a proteste a Pesaro dove non sono mai stato. Emerge una comunicazione aggressiva e complottista. Molti, senza prove per ora, pensano che ci sia un accordo tra il ministro della salute Beatrice Lorenzin e le case farmaceutiche. Nei commenti no-vax le aziende dei farmaci sono citate tre volte in più rispetto ai prov-ax».



Questi ultimi come sono nei commenti?

«Sono più ansiosi, sembrano più protettivi nei confronti dei bambini mentre i novax sono meno preoccupati».

Come si è svolta la ricerca?

«Ho scaricato i messaggi da 19 gruppi italiani legati alla discussioni sui vaccini, tutte le pagine pubbliche con più membri e maggiori interazioni. Poi ho suddiviso il materiali per macro argomenti e vi ho applicato la ricerca per parole chiave come ad esempio rabbia, arrabbiato, ansia, ansiosi per farmi una idea del panorama».

Siamo in tempi di fake news: come sono le fonti alla base dei commenti che ha analizzato?

«E’ un aspetto preoccupante: analizzando i link citati nei commenti si vede come in appena il 5% dei link citati si può parlare di fonti autorevoli. Il 58% e l’83% delle fonti citate rispettivamente da pro-vax e no-vax non sembrano esserlo».

Che conclusioni trae?

«Crediamo che una delle ragioni sia dovuta al fatto che i NoVax sono molto sicuri di loro stessi: non credono nei vaccini e non hanno paura delle malattie. E’ per questo che sono tranquilli e parlano di argomenti generici e non specifici. I ProVax sono molto più insicuri e questo genera ansia: hanno paura che la non vaccinazione possa arrecare danni ai loro famigliari. Inoltre il volume delle conversazioni sui social è aumentato moltissimo dopo l’approvazione della legge per l’obbligatorietà delle vaccinazioni per i bambini e, da altri studi, è emerso che basta la lettura di pochi commenti NoVax per instillare il dubbio che le vaccinazioni siano dannose».

Sul tema interviene anche il docente Marco Furini: «Il problema principale è che le vaccinazioni lavorano in silenzio. Se funzionano non succede niente. Fa molto più scalpore una malattia che milioni di persone che evitano quella malattia, inoltre la vaccinazione è un tema di salute pubblica. Scegliere o meno di vaccinarsi non riguarda la singola persona, ma l’intera società: se non mi vaccino posso arrecare danno ad altre persone. E’ come un ubriaco alla guida: non è pericoloso solo per sé, ma anche per gli altri. E’ per questo motivo che un tema così delicato andrebbe trattato da esperti del settore e non da chiunque. L’analisi mostra che lo scenario social non deve essere snobbato, ma deve essere sfruttato meglio per divulgare conoscenza. Altrimenti si rischia di lasciare che altri possano scrivere qualsiasi cosa. E’ necessario utilizzare il mondo social per chiarire l’argomento delle vaccinazioni, ma non si devono utilizzare linguaggi o documenti scientifici che pochi potrebbero comprendere. Al contrario, si deve utilizzare un linguaggio chiaro, semplice e trasparente».

Stefano Luppi
 

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