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Modena, conto svuotato: anche la banca è responsabile

Il giudice condanna alla restituzione di 95mila euro la promotrice che falsificò le firme per investimenti mai ordinati e l’istituto che non vigilò sul suo operato

MODENA. La banca è responsabile in solido se non esercita alcun controllo su un suo promotore finanziario che segue un conto corrente dal quale sono misteriosamente spariti quasi 100mila euro per investimenti con la firma falsificata del cliente. È il nucleo di una recente sentenza emessa dalla prima Sezione Civile del Tribunale di Modena per uno sgradevole “gioco di prestigio” bancario capitata a un cliente nell’ormai lontano 2007, a un passo dall’inizio della crisi, e proseguito negli anni successivi.

Nel febbraio 2007, infatti, un modenese facoltoso, aveva aperto un conto corrente sul quale aveva depositato 100mila euro tondi. Solamente nel maggio 2011 ha controllato il conto scoprendo che dei 100mila erano rimasti solo 4.217 euro. Cos’era successo al resto del denaro?

Dopo la causa penale, sono stati portati davanti al giudice civile il contratto-quadro, i contratti di investimento in fondi e anche il questionario Mifed firmati dal cliente. Ma il giudice ha chiesto una perizia a un esperto grafologo che è arrivato a una netta conclusione. Tutte le firme sono apocrife: non sono quelle del correntista; alcune sono riconducibili alla promotrice finanziaria che conosceva. Il giudice prende così atto che il contatto-quadro preliminare, i successivi contratti per ordinare investimenti in fondi e il questionario Mifed non hanno alcun valore proprio perché riportano firme che non sono quelle del cliente. E aggiunge nelle sentenza che la banca non può addurre a sua giustificazione il fatto che il cliente non aveva mai chiesto spiegazioni dei resoconti, dal momento che non aveva ordinato investimenti.

Ma è proprio il contratto-quadro, quello che lega inizialmente la banca e il promotore al cliente, che toglie ogni responsabilità al cliente: falsificato quello, tutto il resto non ha alcun valore. E anche il questionario Mifed a firma falsa invalida tutto. Il cliente, scrive il giudice, deve essere informato di ogni operazione di intermediazione. E se questi non ha fornito un suo profilo, l’investimento, anche se autorizzato, deve essere compiuto «con criteri assolutamente di prudenza optando per investimenti del tutto conservativi». E questo non è avvenuto. Se il ruolo della promotrice è risultato chiaro anche in sede penale, la banca, spiega il giudice civile, ha una responsabilità in solido per i danni arrecati a terzi dalla sua promotrice: basta un rapporto di occasionalità tra i suoi

compiti e le sue azioni. Ma la sua banca, in questa vicenda, non ha esercitato alcun controllo sull’operato del promotore. Per questo il giudice condanna in solido promotrice e banca a restituire 58.955 euro, dato che 41mila erano già stati rimessi sul conto nel maggio 2012.
 

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