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Modena, Tarquinia Molza: se ben che ero donna, di speranza vivissima

Tarquinia Molza, poetessa, allieva di Poliziano, ammirata da duchi e artisti  “Ma non mi sembra che dopo 5 secoli alle donne vada poi tanto meglio”

“Certo che la situazione femminile dopo cinque secoli sembra quasi peggiorata, invece che migliorare”, potrebbe esclamare Tarquinia Molza, nata a Modena il primo novembre 1542 e protagonista dell'intervista (im)possibile di questa settimana. “Mio papà era Camillo Molza, primogenito di Francesco Maria, il nonno famoso, il poeta. Modena gli ha anche dedicato un viale al nonno. Papà era cavaliere dell’Ordine spagnolo di Santiago ed era al servizio del cardinale Alessandro Farnese e segretario d ...

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“Certo che la situazione femminile dopo cinque secoli sembra quasi peggiorata, invece che migliorare”, potrebbe esclamare Tarquinia Molza, nata a Modena il primo novembre 1542 e protagonista dell'intervista (im)possibile di questa settimana. “Mio papà era Camillo Molza, primogenito di Francesco Maria, il nonno famoso, il poeta. Modena gli ha anche dedicato un viale al nonno. Papà era cavaliere dell’Ordine spagnolo di Santiago ed era al servizio del cardinale Alessandro Farnese e segretario del cardinale Innocenzo Del Monte. Anche lui scriveva opere in volgare, ma per tutta la vita ha cercato di far pubblicare le opere del nonno. Mamma Isabella invece era nipote di un ricco banchiere modenese che si chiamava Ludovico Colombi e ha sposato papà dopo lunghe trattative. Io sono arrivata dopo qualche anno di matrimonio. Il fatto è che anche io sono diventata una poetessa ma non lo ricordano in molti, anzi, direi che sembra se lo siano scordati quasi tutti. Eppure ho studiato con don Giovanni Bertari detto il Poliziano, io, e avevo e ho parecchio talento”.



“La nostra famiglia era numerosa – continua Tarquinia - con me c'erano altri sette fratelli. Quando è morto papà, nel 1558, io avevo sedici anni. Caspita, una famiglia numerosa così non era davvero facile da mantenere. Ma ci ha pensato mamma a sistemare le cose. Ha chiesto aiuto al cardinal Farnese pregandolo di prendere sotto la sua protezione Lodovico, Nicolò e anche me, Tarquinia, dicendo che ero “di bona indole e speranza vivissima”. E così, grazie al cardinal Farnese ho potuto anche studiare musica con Fabrizio Dentice, liutista e compositore napoletano che era al servizio di Ottavio Farnese e ho ricevuto parecchi complimenti anche da Pietro Vinci, che mi definiva la migliore interprete dei suoi madrigali. Poi mi sono sposata con Paolo, Paolo Porrino, nella chiesa di San Lorenzo, a Modena”.



“IL bello però è venuto dopo – dice Tarquinia – perché io ho continuato a studiare: Giovanni Maria Barbieri, poeta in volgare, autorevole studioso ed editore di lirica provenzale e Lazzaro Labadini mi hanno insegnato le lettere latine e greche. Poi la matematica e l'astronomia con Antonio Guarini e anche l'aramaico. E la musica, ahhh la musica, quanti maestri eccellenti. Giovanni Maria Fiammingo, che era il secondo cantore della cappella estense e Alfonso della Viola, maestro di cappella alla corte estense di Ercole II. Per il canto sono stata considerata una delle più apprezzate virtuose del tempo. In effetti riuscivo ad affrontare partiture complesse anche accompagnandomi con liuto e viola da gamba”.


“Mi guardavano con ammirazione anche i duchi estensi. Ricordo che nel 1568 venne in visita a Modena il duca Alfonso II con la moglie Barbara d’Austria e la sorella Lucrezia, e mi esibii «in compagnia de’ primi musici della sua capella sopra alcuni difficili madrigali del Vincio». Poi beh, sembra immodestia ma ci si trovava volentieri, a conversare amabilmente con gli intellettuali modenesi... Giovanni Falloppia, che mi dedicò anche sonetti amorosi, Benedetto Manzuoli, Alessandro Baranzone, Moisé Finzi, Ercole Capitoni, Alfonso Sasso, Ippolito Pincetti e Giulio Bertani. Non ho mai smesso di studiare. Ho anche partecipato, a Ferrara, alla costituzione del Concerto delle dame, con Laura Peperara, Anna Guarini e Livia d’Arco. Alla fine alla corte di Ferrara mi assunsero pure, come dama d’onore della duchessa Margherita Gonzaga, la terza moglie di Alfonso II. E ho incontrato ancora poeti e artisti e filosofi... Mi trovate citata nei loro sonetti, nelle loro opere, nelle lettere. Che a raccontarla tutta la mia vita ci vorrebbero ancora delle ore. E mi sembra, invece, guardando bene, che donne così, nel vostro tempo non ce ne siano mica tante...”.

Tarquinia Molza riposa nel duomo di Modena dal 1617.

Monica Tappa