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L’essenza invece dell’assenza Così sfateremo la parola tabù

Morte: come parlarne e affrontarla con i ragazzi. Andando oltre l’iper protezione I modi per evitare una rimozione inutile, dannosa. Con l’aiuto anche di alcuni libri

La parola che mette in assoluto più in difficoltà gli adulti è composta da cinque lettere. E no, non è sesso. In fondo basta non parlarne, di sesso, e quello (apparentemente) non esiste. Anche se i “bambini” restano “bambini” anche con gli ormoni che schizzano da tutte le parti, la scuola – tra una contestazione e l'altra - fa la sua parte, di sesso volendo si può anche non parlare. Invece quella parola là che mette in difficoltà gli adulti arriva sempre e arriva quando vuole lei. E non si p ...

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La parola che mette in assoluto più in difficoltà gli adulti è composta da cinque lettere. E no, non è sesso. In fondo basta non parlarne, di sesso, e quello (apparentemente) non esiste. Anche se i “bambini” restano “bambini” anche con gli ormoni che schizzano da tutte le parti, la scuola – tra una contestazione e l'altra - fa la sua parte, di sesso volendo si può anche non parlare. Invece quella parola là che mette in difficoltà gli adulti arriva sempre e arriva quando vuole lei. E non si può fingere che. Perché è la “morte” quella che mette in difficoltà gli adulti. Il problema è che la morte, come dice un vecchio adagio, è democratica e tocca tutti e sembra che l'adulto si trovi sempre più impreparato ad affrontare e attraversare le sue di emozioni, come potrebbe rispondere alle domande dei bambini? Gli esperti parlano di “rimozione del concetto di morte” degli ultimi decenni. Fino a qualche decina di anni fa, in effetti il ciclo della vita era, come dire, ben chiaro. Era naturale. Ora no. Sono sempre più frequenti le voci preoccupate, se non allarmate, che raccomandano di uscire da questo circolo vizioso di iper protezione perché si stanno creando futuri adulti fragili, incapaci di convivere e attraversare le frustrazioni, il dolore, i momenti negativi, le delusioni. Non imparare a conoscerli, e non riuscire a trovare dentro di sé i codici, le chiavi, per sopravvivere ai momenti bui, è pericoloso. Molto pericoloso. A venire in aiuto agli adulti, quando perdono le parole, arrivano i libri. Certo, poveri libri, mai come in questo periodo è stato chiesto loro di fare da medicina a tutti i mali e a tutte le richieste, dallo spannolinamento al ciuccio, dall'aggressività alla timidezza. Anche di questo si è parlato spesso, tra esperti (voci sole, ahimé, parenti di Cassandra, forse): si chiede – spesso - ai libri di sostituirsi a. Di fare le veci dei genitori e degli educatori. Però, va detto, a volte i libri diventano davvero dei buoni amici che fanno sentire meno soli e più compresi. Se poi sono prodotti editoriali di qualità ben vengano. E di “morte”, quella stessa che il buon Francesco chiamava sorella e che oggi se va bene è considerata una parente scomoda e alla lontana, le storie per giovani e giovanissimi lettori ne stanno parlando parecchio. E lo raccontano, come è giusto che sia, da punti di vista diversi, con sguardi e voci diversi, con tatto, delicatezza e realismo. Con poesia. Ad esempio sta tornando sugli scaffali delle librerie il piccolo e prezioso racconto di Roberto Luciani, autore e illustratore, che si intitola “Nic e la nonna” (Librì Progetti Educativi) rivolto a piccoli di cinque, sei anni. E' uno dei pochissimi titoli dove appare la rabbia per “quella” scomparsa improvvisa. Un grazie davvero grande a Roberto Luciani per aver dato voce in modo così lieve e delicato a questa emozione che arriva, inevitabilmente, a spaccare il mondo, il cuore e i pensieri dei bambini e che a fingere che non ci sia fa malissimo, perché esiste lo stesso. Per ritrovare la stessa trasparenza bisogna cercare un romanzo che arriva dal Nord, ed è rivolto a lettori più grandi, dai 12 anni. Si intitola “Come ho scritto un libro per caso” (La Nuova Frontiera Junior) e la protagonista, Katinka, le emozioni le attraversa tutte. E ne esce più forte. La stessa cosa accade a Diana, in “La contessa sul tetto” di Alice Keller (San Paolo Ragazzi). Registro completamente diverso, ma altrettanto bello e poetico, quello che invece, ad esempio, usa Arianna Papini, con il suo “Nonne con le ali, nonni con le ali” (Bacchilega junior) che declina l'assenza trasformandola in essenza, raccontando la realtà che si satura di ricordo nei piccoli gesti quotidiani, negli oggetti. L'impronta e la dolcezza della memoria che divengono, piano piano, balsamo per la ferita.

Illustrazione © Arianna Papini da “Nonne con le ali / Nonni con le ali” Bacchilega junior 2018.