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Nonantola, in volo con Petronilla, la mia navicella spaziale

Libraia a Nonantola, bimba a Modena, rapita dalle nonne in campagna Per dimenticare anche il maestro che impugnò la pistola in classe e poi...

“Mi è sempre piaciuto leggere – dice Patrizia Pedretti, titolare della libreria Booklet a Nonantola – e amavo e amo soprattutto i gialli. Certo che ero una bambina un po' scalmanata da piccola, e a parte le letture, se potevo, quando potevo stavo fuori, magari arrampicata su un albero“.

“I miei genitori sono di Nonantola – continua - ma quando sono nata io, nel 1960, abitavano a Modena, in via Canova, una piccola strada nella zona di San Faustino. Nel condominio dove abitavamo c'erano sei fam ...

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“Mi è sempre piaciuto leggere – dice Patrizia Pedretti, titolare della libreria Booklet a Nonantola – e amavo e amo soprattutto i gialli. Certo che ero una bambina un po' scalmanata da piccola, e a parte le letture, se potevo, quando potevo stavo fuori, magari arrampicata su un albero“.

“I miei genitori sono di Nonantola – continua - ma quando sono nata io, nel 1960, abitavano a Modena, in via Canova, una piccola strada nella zona di San Faustino. Nel condominio dove abitavamo c'erano sei famiglie ed eravamo tutti molto legati, ci si incontrava spesso, sempre direi, sui gradini e fuori dai portoni a condividere giochi, noi piccoli, e confidenze e chiacchiere, quando potevano, gli adulti”.

“Io mi chiamo così perché mia madre mentre era in attesa vide un film ambientato in epoca romana e il personaggio principale era, appunto, una patrizia nobile d'animo”.

“La mia infanzia è stata felice, ho ricordi teneri e allegri, anche se oscurati un po' dal fatto che ero così magra da essere “verde”, come diceva mia mamma - e lo so che non si direbbe dice ridendo - E io mi chiedevo se ero verde come un fagiolino, un cetriolo, una zucchina... In realtà si trattava di un'ernia ombelicale ma, prima di operarla, ho trascorso anni a essere letteralmente “rapita” da nonna e zia e portata in campagna a Nonantola perché l'aria di città sicuramente bene non mi faceva. Prendevamo la corriera ed era un vero e proprio viaggio. All'arrivo mi aspettavano lo zio, mio nonno e mio cugino che aveva solo un anno in meno di me ed era compagno di giochi e vittima privilegiata dei miei scherzi. Nonna poi era bravissima a tirare la sfoglia e io che l'aiutavo ho imparato prestissimo quanto pesto andava dentro a ogni tortellino (e anche in bocca ...). Lei usava la Petronilla per cucinare e a me sembrava un po' una navicella spaziale dalla quale uscivano lasagne e dolci rotondi e buonissimi che poi tagliavamo a fette. In effetti io ho scoperto solo dopo che le lasagne, nelle altre case, di solito, venivano servite a mattonelle quadrate e non a fette!”.

“Di quegli anni – continua Patrizia Pedretti - ricordo con tenerezza la nonna di Luca che insisteva a chiamarlo con la doppia c e si arrabbiava quando noi non dicevamo Lucca come voleva lei. Argelide, si chiamava, la nonna di Luca. E mi ricordo anche le chiacchierate urlando da balcone a balcone con una mia amichetta. Non è che abitassimo proprio vicine, quindi in effetti urlavamo parecchio...”.

“Le elementari le ho iniziate a Modena – conclude la libraia - nella scuola vicina alla chiesa di San Faustino, su via Giardini”.

“Il nostro maestro un giorno venne in classe con una rivoltella dicendo che se non avessimo fatto i bravi ci avrebbe uccisi tutti. Noi eravamo piccolini, non ci siamo resi conto, ma qualche giorno dopo lui ha davvero ucciso moglie e figli. E' finito sul giornale, uno dei primi casi di cronaca nera di questo tipo. Poi ci siamo trasferiti a Nonantola e lì c'era la maestra Margherita, che era bravissima. A me piaceva imparare ma ero davvero un po' scalmanata, ho anche preso otto in condotta ed ero la classica che “è brava ma non si applica”. A me bastava la sufficienza, anche alle medie. E con gli ex compagni di allora ci si trova ancora oggi. Quante avventure, quante risate”. (m.t.)