Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

A lezione di ricostruzione nel Duomo di Mirandola incerottato

Una delegazione del Salone del Restauro scopre le tecniche usate per la chiesa Il prof. Blasi: «Cantiere finito nell’estate 2019. Sarà tutto più leggero e sicuro»

MIRANDOLA. Nell’estate 2019 la città avrà di nuovo il suo Duomo: sarà bello e importante come prima del sisma anche se sarà necessariamente diverso. I 4,1 milioni di euro del cantiere restituiranno infatti una cattedrale recuperata, ma allo stesso tempo molto più sicura visto che in questi mesi viene “curata” con grosse dosi di cocciopesto e legno. Lo spiega il professor Carlo Blasi, docente universitario e tra i maggiori esperti di restauro in Italia, responsabile del cantiere con la sua so ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

MIRANDOLA. Nell’estate 2019 la città avrà di nuovo il suo Duomo: sarà bello e importante come prima del sisma anche se sarà necessariamente diverso. I 4,1 milioni di euro del cantiere restituiranno infatti una cattedrale recuperata, ma allo stesso tempo molto più sicura visto che in questi mesi viene “curata” con grosse dosi di cocciopesto e legno. Lo spiega il professor Carlo Blasi, docente universitario e tra i maggiori esperti di restauro in Italia, responsabile del cantiere con la sua società fiorentina “Studio Comes”. Nei giorni scorsi ha anche accolto diversi esperti, impegnati al Salone del Restauro, per illustrare il lavoro da fare.

"Così faremo rivivere il Duomo di Mirandola"



«Ricostruiamo - spiega Blasi, già docente del Politecnico di Bari e dell’università di Parma - in modo leggero la parte alta della chiesa. Ai non esperti la visione sarà la stessa di prima. Rispettiamo anche la volumetria e il colore preesistente e utilizziamo molto legno. Osservando i particolari, però, si vedrà appunto la leggerezza della struttura che fa rima con sicurezza, ossia ciò che prescrivono oggi le norme di restauro e le normative».

Professore cosa ha pensato appena vide il disastro del Duomo?

«Mi resi subito conto della debolezza dell’edificio: la strutture già prima del terremoto presentava murature molto deboli e la facciata era stata rinforzata. La cattedrale aveva delle deficienze congenite cui si è sommato il crollo della navata centrale e di quella sinistra».

Da lì è partito il progetto.

«Sì, dopo vari passaggi in Soprintendenza ora lavoriamo restaurando e ricostruendo con la metodologia del com’era e dov’era. La normativa obbliga a raggiungere un certo livello di sicurezza, rigorosa per avere i finanziamenti. Il progetto, a conferma della sua importanza, ha ottenuto anche il via libera del consiglio superiore dei beni culturali del Ministero di Roma».

Quali sono i problemi?

«I pilastri e le murature della chiesa non erano di ottima qualità e a Mirandola si è presentato il caso che già avevo notato al momento della ricostruzione della cattedrale barocca di Noto dove ci furono molti crolli durante un sisma di alcuni anni fa. Qui abbiamo avuto il problema di riuscire a raggiungere un livello di sicurezza accettabile senza stravolgere l’edificio».

E il campanile?

«Apparentemente non ha subito danni, ma all’interno le scale in legno e le volte sono crollate completamente. Le ricostruiamo non in muratura, ma qui i lavori sono meno complessi».

Lavori molto difficili in chiesa?

«Sì perché è vero che il dibattito sul dov’era e com’era - ossia il bene storico viene ricostruito con tecniche innovative e reversibili, ma visivamente si presenta come in antico. Si tratta sempre di compromessi: che facciamo con le parti dell’800? Le ripristiniamo oppure le realizziamo simili a quelle del ’400? Sono queste le difficoltà teoriche. Le stesse, ad esempio, della Fenice di Venezia».

A parte le murature c’è altro da fare prima di riaprire la chiesa?

«Tutto il restauro interno, noi facciamo le opere strutturali mentre le opere d’arte sono state spedite al centro di restauro di Palazzo ducale di Sassuolo».