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Carpi, i "green days" di Liliana Cavani: l’amore per i film e lo schiaffo della maestra

Gli anni della gioventù della regista, il ricordo indelebile del 16 agosto del 1944  «Le urla delle madri dopo l’eccidio in piazza. Non ho dormito per tre notti...»

«Al mattino mi alzavo presto perché andavo a trovare un bambino malato. Un giorno mi accorsi che c’era qualcosa di diverso nell’aria. Vidi che i contadini entravano in piazza Martiri, a Carpi, da Porta Mantova. E sentii le donne urlare mentre i repubblichini le spingevano indietro. Volevano raggiungere i “loro” morti, i loro cari, falciati durante l’eccidio di piazza Martiri». Era il 16 agosto del 1944 e quella bambina che ascolta le grida delle donne che piangono i loro parenti morti appena ...

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«Al mattino mi alzavo presto perché andavo a trovare un bambino malato. Un giorno mi accorsi che c’era qualcosa di diverso nell’aria. Vidi che i contadini entravano in piazza Martiri, a Carpi, da Porta Mantova. E sentii le donne urlare mentre i repubblichini le spingevano indietro. Volevano raggiungere i “loro” morti, i loro cari, falciati durante l’eccidio di piazza Martiri». Era il 16 agosto del 1944 e quella bambina che ascolta le grida delle donne che piangono i loro parenti morti appena un paio d’ore prima nella strage di piazza Martiri a Carpi è Liliana Cavani. Liliana, qualche anno dopo, sarebbe diventata una delle più grandi registe del panorama internazionale.

Liliana Cavani (nella foto grande al centro con Antonia Liskova e Fabio Poggio durante le riprese di “Troppo amore” (2011) è nata a Carpi e ha molti ricordi legati alla città dei Pio.

«Più che i corpi dei martiri dell’eccidio mi rimasero impresse le grida delle donne. Quelle grida laceranti che mi offrirono l’ispirazione per “I cannibali” per i morti della dittatura sulla strada - racconta la regista - dopo aver assistito a quella scena, per due o tre notti non ho dormito. Da quel momento, dall’eccidio dei 16 mi sono sempre portata dietro quell’immagine che dà il nome a piazza Martiri. Io ero piccola e potei passare, vedendo a pochissima distanza la tragedia avvenuta. Una tragedia che mi entrò sotto pelle e fu poi fonte d’ispirazione».

«Ricordo tutto della mia infanzia - prosegue la Cavani - Ogni dettaglio. Mia madre che ritornava da un viaggio e la gioia di incontrarla. Le scuole elementari Fanti, dove ho avuto la maestra Codazzi, un’insegnante stupenda. Un giorno si ammalò e venne una supplente. Io non riuscivo a rimanere ferma durante la lezione e muovevo sempre la gamba posizionata sul lato esterno del banco. Quella supplente, si scaldò le mani vicino al termosifone, è mi mollò un ceffone. L’unico ceffone che ho preso. Io arrivai a casa, quel giorno, vicino alla piazza, in corso Fanti. Scoppiai in un pianto liberatorio. I miei andarono a scuola a parlare con la maestra che, nel tempo, divenne una segretaria perché non aveva le capacità per fare l’insegnante. Poi, per fortuna, ritornò la Codazzi».

A distanza di anni da quel periodo felice, Liliana Cavani prova le stesse emozioni quando attraversa il “Gioco del pallone”, piazzale Re Astolfo: lo stesso itinerario che percorreva da piccola per raggiungere le scuole Fanti.

Anche la passione per il cinema della regista affonda le sue radici a Carpi.

«Andavo al cinema con mia madre che era appassionatissima di film d’amore - continua la regista - Ho visto numerosi film. Qualche volta, poi, i miei genitori mi accompagnavano al cinema e mi lasciavano lì mentre sbrigavano altri impegni. Ricordo il Martini in corso Fanti, a pochi passi da casa. Non mi sono mai annoiata al cinema. Mi è sempre piaciuto moltissimo. A Carpi, poi, ho un cugino, una persona stupenda, insieme alla sua famiglia. Ricordo molto volentieri, inoltre, Romana Zelocchi, presidente dell’associazione cattolica. Romana mi ha aiutato in alcuni momenti di difficoltà. E ho capito, conoscendola, che Carpi per certi versi sembra un paese inventato. Voglio dire questo. Se non funziona una cosa ne funziona un’altra. Io provengo da una famiglia laica, ma trovai aiuto in Romana, presidente dell’associazione cattolica e non nell’allora Pci...».