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Spilamberto. I diplomati del balsamico quando assaggiare è arte

 Fine corso per 56 aspiranti “sommelier” di aceto tradizionale Il primo passo per diventare maestri. «Si iscrivono sempre più giovani e donne»

SPILAMBERTO. Un’enorme goccia d’aceto posta al centro della rotatoria indica che siamo nel posto giusto. Ancora pochi metri e intravvediamo il circolo Arci polisportiva spilambertese, dove giovedì si è svolta la serata conclusiva del 34esimo corso per “aspiranti allievi assaggiatori”. Di cosa? Naturalmente di aceto balsamico tradizionale di Modena. Un riconoscimento importante per gli appassionati di questo prodotto tipico.

Tuttavia, il traguardo raggiunto dai partecipanti al corso è solo il primo, ma necessario, passo da compiere per giungere a titoli ancora più significativi nel mondo “dell’oro nero”, come quello di allievo assaggiatore, assaggiatore e, infine, di maestro assaggiatore.

E poi? «Non finisce qua - spiega Lorella Beneventi, maestra assaggiatrice e direttrice del corso - perché per mantenere la qualifica di maestro assaggiatore bisogna continuare a partecipare alle serate di assaggi per tenere in allenamento il palato. Per concludere il percorso sono necessari almeno otto, nove anni». Ma, andiamo per gradi, e soprattutto con calma perché se c’è una cosa che insegnano tutti gli appassionati di balsamico è proprio quella di avere pazienza. Già, perché per un prodotto di qualità bisogna aver cura delle botti dentro le quali l’aceto invecchia almeno dodici anni. Se poi si vuole un prodotto eccellente ecco che l’attesa deve durarne almeno venticinque. Non pochi se si pensa a come va velocemente il mondo d’oggi. Dunque, il primo passo coincide col corso annuale organizzato dalla Consorteria, dove attraverso quattordici lezioni, vengono affrontati gli argomenti principali che ruotano attorno al balsamico tradizionale di Modena. Il risultato alla fine del corso è la qualifica di aspirante allievo assaggiatore. Nonostante non sia prevista una prova finale è richiesta l’elaborazione di una tesina scritta. Giovedì sera, infatti, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione alle 56 persone che, quest’anno, hanno seguito il corso, ma tra questi alcuni si sono distinti: Maria Davoli, Alessandro Calabrese e Davide Cavallini hanno ricevuto, oltre al diploma, anche la medaglia d’oro, per la qualità degli elaborati prodotti. Un’altra segnalazione di merito è stata attribuita ai testi di Silvia Ghiani, Maria Giulia Medici, Alberto Pellacani, Marisol Poppi e Renato Malatesta. Ma, chi sono coloro che si iscrivono al corso? Quali sono le motivazioni? «I corsisti sono principalmente persone legate all’aceto balsamico da un punto di vista affettivo - racconta Beneventi, collaboratrice della

Consorteria - soprattutto al ricordo dei nonni o che ereditano una batteria d’aceto dai famigliari. Negli ultimi anni abbiamo visto diminuire l’età dei partecipanti: s’iscrivono sempre più giovani e tra questi sono molte le donne interessate a voler scoprire i segreti del balsamico».

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