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Neuropsichiatria, a Modena assistiti quasi 11mila minori

Negli ultimi dodici anni boom di richieste rispetto ai 6 mila casi censiti nel 2006 Triplicate le diagnosi di autismo: oggi sono 700 i pazienti seguiti in provincia

«I minori di 18 anni seguiti dai servizi psichiatrici dell’Ausl sono circa 11 mila a Modena e provincia, il 9% ».

Quando il dottor Paolo Stagi indica il numero nella diapositiva mostrata ai medici presenti in sala, c’è chi si volta per guardare i vicini e cercare conferma di quello che ha capito.

Eppure è la realtà di ogni giorno per il servizio di Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza, uno dei quattro settori del dipartimento della salute mentale.

L’occasione per discutere dello stato di fatto e delle prospettive immediate dei disturbi psichiatrici nei minori era l’obbiettivo del convegno che si è tenuto ieri nell’aula magna dell’Accademia Militare; per l’occasione erano presenti diversi specialisti arrivati dagli Stati Uniti che hanno portato gli ultimi risultati sulla ricerca e la pratica clinica. In sala, a portare i saluti e gli auguri per la giornata di lavoro, erano presenti il comandante dell’Accademia, Mannino, il sindaco Muzzarelli, il vescovo Castellucci, la direttrice Welfare della Regione, Petropoulacos, il rettore Andrisano e anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Sino a sera, quando è terminato il convegno, una dozzina di relatori hanno esplorato i confini di un settore in continua crescita ma che rimane nascosto ai radar dell’attenzione pubblica. Prendiamo il caso dell’autismo, ad esempio: sempre restando nella nostra provincia, nell’ultimo decennio, è triplicato arrivando da solo a toccare i 700 casi presenti nei registri dell’Ausl.

Sempre per restare nella cifra totale degli assistiti psichiatrici da zero a 18 anni che sono arrivati a quota 11 mila (su circa 120 mila minorenni in tutta la provincia), bisogna pur ricordare che nel 2006 gli indicatori si fermavano a 6 mila casi. Dunque ci sono oggi diagnosi più attendibili o i criteri sono diventati più allargati?

«Niente affatto - hanno spiegato nel corso del convegno gli specialisti - Gli standard di valutazione sono quelli internazionali solo che ora le famiglie sono più attente, si muovono prima quando ci sono sintomi che non capiscono».

A Modena ad esempio per la prima volta ci sono state diagnosi, in 32 casi, di bambini di 2/3 anni con problemi di vario tipo; e questo ovviamente faciliterà sia le cure che l’autosufficienza del bambino e poi dell’adulto.

Eppure le malattie, o i semplici disturbi mentali o di comportamento, si trovano in questi ultimi anni in una sorta di limbo. Da una parte le organizzazioni dei familiari sono sempre più attive e assieme ai medici cercano di coinvolgere le strutture sanitarie sul territorio per evitare la tentazione della riapertura di manicomi o strutture chiuse al mondo, dall’altra i continui e maggiori tagli alla spesa sociale mettono a dura prova le scarsissime strutture di servizio.

Eppure i risultati dell’ultimo ventennio di ricerca e lavoro, negli ospedali come nelle case, a stretto contatto con le famiglie, dimostrano che l’aumento dei casi registrati permette diagnosi sempre più anticipate. In pratica un maggior costo sanitario immediato che si traduce però in un risparmio per il sistema sanitario, a meno che non si voglia scaricare tutto sulle famiglie.

Nella

nostra provincia ad esempio, a fronte degli 11 mila casi censiti, la sanità pubblica schiera 24 medici, un’infermiera, 14 psicologi, 40 terapisti del linguaggio e una trentina di educatori. Gli stessi di dieci anni fa, quando i numeri in gioco erano molto minori.

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