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Modena, soffocò bimbo “per gioco”: sarà processato

Un 27enne accusato di aver premuto il collo di un 11enne provocando lesioni gravi. In ottobre inizia il processo per lesioni gravi su minore. Per lui anche un secondo procedimento per minacce di morte a un minore fratello della vittima

MODENA. Due anni fa sottopose un bambino undicenne a un gioco perverso davanti al fratello che considerava un suo “amico”: lo soffocò lentamente. Un “gioco” che prevedeva di far svenire la vittima per mancanza di ossigeno simulando la morte. Si tratta di una pratica violenta chiamata in gergo “strangolino” o “soffochino”. E lo ha fatto, come si legge nell'atto di fine indagini del pm Katia Marino, «afferrando il collo del ragazzino e comprimendolo con un braccio con intensità tale da produrre una stimolazione vagale, cagionava alla vittima lesioni personali consistite nella “frattura traumatica dell'osso ioide, perdita di coscienza e di urine, disturbo acuto da stress”».

Per questo “gioco” avvenuto a Modena, un 28enne carpigiano di origini brasiliane in ottobre sarà processato con l'accusa di lesioni personali aggravate su minore. Sempre in ottobre affronterà anche un udienza davanti al giudice di pace per le minacce che fece al fratello maggiore della presunta vittima, fermato per strada, caso mai avesse parlato di quanto era accaduto.

Il caso era emerso in modo drammatico esattamente due anni fa, alla fine di aprile. La madre dei due giovani si allarmò perché non erano tornati a casa. Poi, in modo poco chiaro, i fratelli, entrambi minorenni residenti a Modena, rientrarono nell'abitazione ma il piccolo stava visibilmente male. Anzi, era grave. Venne portato al pronto soccorso e gli diagnosticarono la rottura dell'osso ioide: prognosi trenta giorni. Ma c'era dell'altro: era sotto choc. Psicologicamente già fragile di suo, il ragazzino era sconvolto da quanto era avvenuto. Il fratello raccontò alla madre che erano stati con un suo amico molto più grande, un ragazzo carpigiano, e che questi aveva fatto un gioco strano al collo del fratello soffocandolo in punta di dita. Vedendo il fratellino star male, fu lui stesso a fermare l'altro e fargli togliere le mani dal collo prima che accadesse qualcosa di gravissimo. Il ragazzo restò in cura a lungo e fu anche sottoposto a una cura presso un psichiatra proprio perché questo trauma terribile si era innestato su altri sui problemi precedenti.

L'autore del “gioco” però cercò di soffocare anche le accuse contro di lui, stando a quanto raccontò in seguito il fratello maggiore della presunta vittima. Il ragazzo, che frequentava un istituto superiore a Modena, venne fermato in mezzo alla strada mentre andava in palestra. Era l' “amico”. Come riferì, questi lo minacciò di morte se avesse parlato ancora di quanto era successo e se avesse fatto il suo nome. Il ragazzo e la madre però lo denunciarono, stanchi di questa pressione violenta e intimidatoria e ora per questo singolo episodi, avvenuta nell'ottobre 2016, il 27enne comparirà davanti al giudice di pace per il reato di minacce.

Le autorità hanno preso seriamente questa vicenda. La Squadra mobile della Questura ha eseguito accurate indagini con la supervisione sia del pm Marino. Il procuratore Lucia Musti ha sottolineato il pericolo di questo gioco sadico chiamato in gergo “strangolino”, in quei giorni di moda tra tanti giovani italiani: «Il cosiddetto “strangolino” più che un “gioco” è un fatto gravissimo che rischia di diffondersi, diventare un fenomeno e quindi di essere emulato soprattutto dai giovani – spiegava la Musti - per questo la Procura farà indagini accurate con perizie medico-legali e alla fine potrebbe chiedere pene

severissime in base a tutto ciò che consente il codice penale. Ma non è solo un lavoro della Procura, quello che deve essere fatto; come sempre, serve prima di tutto la presenza della famiglia, della scuola e dei servizi sociali per fermare fatti del genere».


 

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