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Date tempo, allargate gli spazi Senza correre imparano tutti

EasyReading, il font tipografico ora usato anche da Topolino, aiuta la leggibilità Non basta per superare, ad esempio, le difficoltà dei Dsa: ma provare si può

Lui si chiama Federico Alfonsetti e più o meno una decina di anni fa con un gruppo di esperti (Enzo Bartolone e Nino Truglio in primis) inizia a studiare il modo per realizzare un sogno: la leggibilità per tutti. Quel sogno oggi è realtà. Si chiama EasyReading ed è un carattere tipografico (font) che semplifica la decodifica delle lettere e delle parole e si caratterizza anche per le spaziature più ampie. Non è l'unico ma sta diventando la “star dei font” perché molti editori decidono di usa ...

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Lui si chiama Federico Alfonsetti e più o meno una decina di anni fa con un gruppo di esperti (Enzo Bartolone e Nino Truglio in primis) inizia a studiare il modo per realizzare un sogno: la leggibilità per tutti. Quel sogno oggi è realtà. Si chiama EasyReading ed è un carattere tipografico (font) che semplifica la decodifica delle lettere e delle parole e si caratterizza anche per le spaziature più ampie. Non è l'unico ma sta diventando la “star dei font” perché molti editori decidono di usarlo nelle loro pubblicazioni: notizia di questi giorni è che anche il settimanale “Topolino”, dal numero in edicola, ha fatto questa scelta.

“Ricerche scientifiche indipendenti certificano che EasyReading è un valido strumento compensativo per i lettori con dislessia e nel contempo un font facilitante per tutte le tipologie di lettori. Da qui il parere positivo per le sue specifiche caratteristiche grafiche dell’Associazione Italiana Dislessia” si legge nel sito easyreading.it (per saperne di più l'invito è di andare lì).

“Strumento compensativo” e “font facilitante” sono i termini cui prestare molta attenzione.

Sempre in quegli anni, e precisamente nel 2008, la Pixar fa uscire uno dei suoi capolavori d'animazione: Wall-e. Il protagonista è un robottino simpatico, antropomorfo, restato da solo ad ammassare rifiuti sulla terra che, inquinata e sommersa dai rifiuti stessi, è stata abbandonata dagli umani. Dove sono finiti? Il mistero viene presto svelato. Un gruppo di umani vive in una mega nave spaziale: un ambiente lussuosissimo, dove si passano le giornate senza compiere il minimo sforzo fisico, ci si sposta su poltrone fluttuanti, si comunica solo parlando attraverso schermi olografici. Piccolo particolare: sono tutti diventati obesi e incapaci di deambulare autonomamente.

Cosa c'entrano un font e un film (a parte forse essere nati lo stesso anno)? Il fatto è che questa è la generazione della semplificazione. Accade in tutti i settori. E va benissimo, ci mancherebbe: senza innovazione e senza ricerca saremmo tutto ancora nelle caverne. Ma c'è un ma. Dipende sempre dall'uso che se ne fa. Qual è il confine tra migliorare la vita quotidiana e rendere incapaci di fare qualcosa? Non sembra ma si corre su un filo sottilissimo.

Chi si occupa di dislessia sa benissimo che gli strumenti compensativi sono importanti. Sa anche, però, che viene fatto un danno (grande) se si usano solo per “semplificare” invece di trovare le soluzioni personalizzate che meglio funzionano sul singolo. Perché mica siamo tutti uguali, anzi.

E le difficoltà che si possono incontrare nella lettura, ben venga se possono essere arginate da EasyReading che alleggerisce l'affollamento visivo aumentando la distanza tra le righe. Ma usare caratteri speciali per le parole aiuta davvero o invece non permette al potenziale personale di ognuno di esprimersi? Perché è qui che si gioca la differenza. Il discorso è amplissimo e va anche a toccare la didattica. Il nodo, in parte, sta nella didattica della primaria, dove, sottolineano Adele Baldi DSA Homework tutor e Michela Vandelli, tutor, aiuto compiti, esperta di strumenti informatici per DSA del Centro Anemos Maranello, “si dovrebbe tornare a insegnare la letto-scrittura senza correre, invece di caricare cognitivamente i bambini alimentando confusione e stress. Dare il tempo di imparare a elaborare un testo complesso insegnando a procedere per sequenze, ad esempio. Potenziare, non semplificare o facilitare per non far la fatica di trovare il proprio modo”. Il concetto è abbastanza chiaro: non contro gli “strumenti compensativi” ma contro l'abuso degli strumenti compensativi, per evitare di trovarsi dopo anni “incapaci di deambulare” a livello cognitivo perché abituati a essere sostituiti (non aiutati, sostituiti) da qualcosa di esterno.

© Illustrazione di Chung Julien. Bologna Children's Book Fair 2018.