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Modena: Villino Pollastri stravolto dai “restauri”: stop del Tar

Nel progetto autorizzato, l’edificio liberty vincolato sarà ampliato da 2 a 8 unità I giudici: «Bene di interesse artistico, nulli i permessi del Ministero e del Comune»

Una villa di pregio diventa bene culturale quando è fruibile da tutta la collettività e non solo dalla proprietà. Per questo di fronte a uno suo stravolgimento - con un progetto di “restauro” che porta le unità abitative da 2 a 8 e crea dal nulla una batteria di garage dove oggi c’è un giardino - deve prevalere la sua valorizzazione. E se di restauro si parla, allora si deve intendere «l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità e al recupero ...

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Una villa di pregio diventa bene culturale quando è fruibile da tutta la collettività e non solo dalla proprietà. Per questo di fronte a uno suo stravolgimento - con un progetto di “restauro” che porta le unità abitative da 2 a 8 e crea dal nulla una batteria di garage dove oggi c’è un giardino - deve prevalere la sua valorizzazione. E se di restauro si parla, allora si deve intendere «l’intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità e al recupero del bene, alla protezione e alla trasmissione dei suoi valori culturali». Per questi motivi e anche per una questione di normativa urbanistica, il Tar di Bologna ha accolto le ragioni di Italia Nostra Modena e ha annullato gli atti del Comune di Modena favorevoli a un «progetto di ampliamento con un aumento di carico urbanistico di un edificio sottoposto a vincolo di pubblico interesse». Ha annullato anche il provvedimento autorizzatorio per un «restauro e adeguamento igienico-funzionale» di una villa voluto dal Ministero dei Beni culturali. Lo stesso Ministero che solo due anni prima aveva definito l’immobile «di interesse storico e artistico particolarmente importante». Si tratta di Villino Pollastri, un edificio di stile liberty a tre piani con altana in via Sabbatini angolo via Schedoni, dietro Sant’Agnese.

Italia Nostra torna ancora una volta all’attacco contro i metodi di concessione edilizia. E lo fa prendendo il caso di un pregiato villino d’epoca. Il “restauro” presentato dalla società immobiliare Mm Srl, proprietaria dello stabile, prevede che dalle due unità abitative se ne aggiungano altre sei. Otto in tutto. Nel giardino, non vincolato, si costruiranno otto posti auto ipogei (sotterranei) dopo l’abbattimento di alberi già approvato dal Settore ambiente del Comune. È possibile tutto questo per un edificio di cent’anni definito dal Ministero dei beni culturali «un pregevole esempio di villino borghese inizi Novecento»? Italia Nostra sostiene che l’intervento, approvato dal Comune nel 2017, è un «totale stravolgimento» dell’originario progetto architettonico di stile liberty. I giudici riconoscono fondati i motivi della lamentela e li accolgono. «È condivisibile - scrivono nella sentenza - l’argomento secondo il quale “è previsto un nuovo corpo di fabbrica completamente dissonante”: il progetto di restauro è una contraddizione. Il Tar ritiene perciò «manifestamente illogica e irragionevole che la scelta del Ministero dei Beni Artistici quando ha ritenuto possibile questo intervento, che è tutto ma non di conservazione. Il Comune, poi, ha anche sbagliato a dare parere favorevole utilizzando strumenti urbanistici impropri: il Rue è inapplicabile ora che prevalgono le prescrizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Articolo 29).+