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Renzo Gavioli, il Modenese che sognava soltanto di costruire auto

Un giorno vide un mezzo strano muoversi da solo: “Mamma, cos’è?” Da Mirandola fino a Città di Castello: il carrozziere non ha mai smesso

MIRANDOLA. “Mi chiamo Gavioli Renzo (detto “il Modenese”). Sono nato a Mirandola (Modena) il 27 agosto 1926. Da tanti anni vivo a Città di Castello, in piazza Porta San Florido. Mi è stato consigliato più volte di scrivere la storia della mia vita”.

Inizia così “Il Carrozziere”, (auto)pubblicato nel settembre 2015 dallo stesso Gavioli, per gli amici, per ricordare, per cullare un po' la memoria e condividere orgoglio e tenerezza, avventure e ricordi.

Questa pagina oggi racconta parte della sua ...

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MIRANDOLA. “Mi chiamo Gavioli Renzo (detto “il Modenese”). Sono nato a Mirandola (Modena) il 27 agosto 1926. Da tanti anni vivo a Città di Castello, in piazza Porta San Florido. Mi è stato consigliato più volte di scrivere la storia della mia vita”.

Inizia così “Il Carrozziere”, (auto)pubblicato nel settembre 2015 dallo stesso Gavioli, per gli amici, per ricordare, per cullare un po' la memoria e condividere orgoglio e tenerezza, avventure e ricordi.

Questa pagina oggi racconta parte della sua infanzia e usa le sue parole ma è una sorpresa, per lui. Chissà cosa dirà quando gli arriverà la copia della Gazzetta di Modena.

Intanto lasciamolo raccontare, con parole di carta.

Si fa un vero e proprio viaggio nel tempo, leggendolo, in una Bassa dove “l'unico mezzo di trasporto di trasporto erano la bicicletta e il somaro con il carretto” e i “bambini sin dai 2 o 3 anni si giocava in strada senza pericoli”. E si scopre che passava lo “stracciaio” tre volte alla settimana e le donne dividevano con cura vetro, stracci, bronzo, alluminio, ottone e “c'era già una raccolta differenziata” e magari funzionava quasi meglio di oggi, chissà. Che quella cura, nel dividere, un po' si è persa. Ed erano i bambini a consegnare i vari materiali, con un gelato come premio.

Eppoi si legge che la vita di Renzo è cambiata il giorno in cui il suo sguardo si è posato su “un mezzo costruito in modo un po' rudimentale, con quattro ruote e un volante, che camminava da solo”. Stava guardando la sua prima macchina, una emozione grande.

“A mia mamma – scrive - chiesi come si chiamasse, lei rispose automobile e io dissi “Mamma, quando sarò grande la costruirò anche io” e lei rispose certo cocchino, farai grandi cose da grande tu”.

Lo si segue tra gli attrezzi del padre, al Gavioli, quando con chiodi, tavolette, rocchetti e altri materiali riesce a costruirne una tutta da solo, giocattolo. La sua prima macchina. E anche una per ogni amichetto, ne costruisce, che di giocattoli non ce n'erano mica.

È cambiata di nuovo, la vita di Renzo, quando davanti ai suoi occhi, qualche anno dopo, è passato un mezzo con sei persone sopra. E lui ha ripetuto di nuovo alla sua mamma: “quando sarò grande lo farò anch'io”.

Intanto, educato e rispettoso, Renzo, va contento a scuola a imparare “cose che ieri non sapevo” (mentre l'olio di ricino quello no, invece, non lo ricorda volentieri e non gli piaceva per niente) ma spiega che ci si poteva andare solo fino alla quinta elementare “che solo i grandi ricchi continuavano gli studi”.

E così inizia a lavorare, Renzo Gavioli, per 5 lire al mese, in una fabbrica di pullman da gran turismo e la sera studia tecnologia, siderurgia, disegno, matematica. E a 25 anni è già il migliore e il più giovane tra i tecnici specializzati.

La storia continua con il Ganzerla, il Baratta e la guerra e la liberazione, e il periodo militare e la decisione, sofferta, per amicizia, di non aprire la carrozzeria in città e di spostarsi, prima a Bergamo, poi a Città di Castello “anche se è stato duro lasciare la mia Mirandola, la mia terra,la mia gente, per me, che non sono un giramondo”.

Ma è lì, a Città di Castello, che la Carrozzeria Modenese ha preso il volo...

Monica Tappa