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I Braga del mondo si ritrovano a San Possidonio

Sono arrivati anche da Portogallo e Svizzera per riscoprire la terra dei nonni: in una cinquantina si sono ridati appuntamento, sperando di coinvolgere anche i parenti di Brasile e Stati Uniti

La reunion dei Braga a San Possidonio

SAN POSSIDONIO. Superare la distanza geografica che li separa rinsaldando il legame forte con le proprie origini grazie al cognome che portano. Un viaggio all’indietro nel tempo risalendo il loro albero genealogico che si è trasformato in una mattinata dai toni nostalgici dell’Amarcord scioltasi infine in un grande abbraccio collettivo e qualche lacrima frutto della ...

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La reunion dei Braga a San Possidonio

SAN POSSIDONIO. Superare la distanza geografica che li separa rinsaldando il legame forte con le proprie origini grazie al cognome che portano. Un viaggio all’indietro nel tempo risalendo il loro albero genealogico che si è trasformato in una mattinata dai toni nostalgici dell’Amarcord scioltasi infine in un grande abbraccio collettivo e qualche lacrima frutto della forte emozione.

Ieri, domenica 6 maggio, alle 11.30 San Possidonio ha fatto da teatro ad un ritrovo famigliare d’altri tempi. Ben 48 discendenti della famiglia Braga - riconducibili al patriarca Francesco che qui visse in passato facendo il mezzadro - provenienti dalla Svizzera, dal Portogallo, da Roma come da Piacenza, Novi e Modena si sono riabbracciati dopo una vita intera all’interno del Municipio, accolti dal sindaco Rudi Accorsi.

La commovente reunion è nata dal lavoro certosino di Pino Gonnella, 77 anni, residente a Frascati ma originario di Potenza, e marito di Silvia Braga. «Essendo Francesco Braga il nonno di mia moglie ho iniziato un viaggio nel passato rintracciando molti parenti della famiglia - racconta - il tutto è diventato poi un libro di 770 pagine dal titolo “Quando la stalla era il salotto dei nostri nonni”. Le mie ricerche sono arrivate fino al lontano 1225 in cui ho scoperto di un capitano Braga in Veneto i cui discendenti si sono poi spostati, tra il 1200 e il 1500, in Emilia Romagna, nelle Marche e in Sardegna. E Francesco Braga si è stabilito qui. Durante la seconda guerra mondiale Gina Borellini, partigiana, è stata ferita dai fascisti proprio nel suo podere. E Francesco l’ha aiutata e portata in ospedale a Carpi dove purtroppo gli è stata amputata una gamba. Dopo la guerra ha fatto l’assessore in Comune a Concordia e poi è diventata anche deputata. Oggi la sua lapide si trova nel cimitero di San Possidonio. E’ una gioia essere riuscito a riportare qui così tanti parenti. E ne ho rintracciati 1400 residenti in Brasile e 500 che vivono invece negli Stati Uniti che mi auguro potranno venire una prossima volta».



«Facevo propaganda per l’Unità e non vedevo alcuni familiari da più di 60 anni, soprattutto quelli che vivono in Svizzera» ha detto con la voce rotta dall’emozione Silvano Braga, 79 anni.

Ugualmente commosso Erminio Braga, 98enne, nel vedere per un giorno parte della famiglia riunita. «Non sapevo fossimo così tanti, che bello» ha esclamato con tutto lo stupore dei suoi 9 anni Sofia, la più piccola dei Braga presenti. (vale. c.)