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I green days di Mario Brivio. L’infanzia, e quella notte che ci ha cambiati. Tutti

«Fino ai miei tredici anni sono cresciuto pieno di paure e di divieti Poi arrivò un’estate dalla zia ricca. E lì apparse Tata con la sua banda»

«La tradizione di scegliere nomi assurdi - dice Mario Brivio, dalle pagine del romanzo di Alessandro Q Ferrari “Le ragazze non hanno paura” - era di famiglia. Mia madre si chiamava Rubina, sua sorella Esmeralda». Leggendo si scopre che Cane è il nome del gatto persiano diciannovenne della nonna. E che è lei che si chiama Maria ed è da lei che ha preso il nome Mario. Deve proprio avere un bel carattere la nonna, visto “che viene chiamata Iena dalla mamma”.

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«La tradizione di scegliere nomi assurdi - dice Mario Brivio, dalle pagine del romanzo di Alessandro Q Ferrari “Le ragazze non hanno paura” - era di famiglia. Mia madre si chiamava Rubina, sua sorella Esmeralda». Leggendo si scopre che Cane è il nome del gatto persiano diciannovenne della nonna. E che è lei che si chiama Maria ed è da lei che ha preso il nome Mario. Deve proprio avere un bel carattere la nonna, visto “che viene chiamata Iena dalla mamma”.



«Sono cresciuto - continua Mario - fino ai miei tredici anni pieno di paure e di divieti. La mia mamma non mi faceva manco arrampicare sul ciliegio di mio zio, diceva che era sicuro che cadevo e io le avevo sempre creduto. E anche in casa non facevo quasi nulla, la mamma non voleva che mi occupassi che so di portar fuori la spazzatura o di lavare i piatti o passare la scopa, diceva sempre che ero troppo piccolo. Io le ho sempre creduto, era la mia mamma. E così sono cresciuto convinto che se non fossi stato attento mia mamma mi avrebbe perso da qualche parte e le sarebbero venute ancora più paure. Più di quelle che ha addosso da quando è sparita mia sorella. Già, lei. Non si parla mai di lei. Mia mamma non ne parla mai, mia nonna non ne parla mai, nemmeno mia zia ne parla mai. Avevo una sorella di tre anni più grande eppoi non c'è stata più. Eva si chiamava. Avevo sei anni. È da allora che alla mamma sono venute un sacco di paure. Quando ne ho parlato le prime volte mi sembrava di tradire un segreto di famiglia».



«A dirla tutta fino ai tredici anni non sono stato coraggioso in niente, anzi - riprende - Come quella volta a scuola che quelli di terza hanno provato a farmi fare il gioco della moneta. Che gioco idiota, mi hanno preso all'improvviso, una di loro mi ha detto dai che se giochi diventiamo amici. Tenevano una moneta in mano e mi hanno detto una cosa del tipo per vincere a questo gioco basta la forza del pensiero e io non ho capito, non ho capito, mi hanno preso di sorpresa. Eppoi, dopo la prima volta io sono stato così codardo, così codardo che gli ho promesso di portargli qualcun altro per giocare se mi lasciavano andare. Mi sono sentito uno schifo ma in fondo ha funzionato, mi sono ritrovato libero».



«Poi è arrivata quell'estate invece. Quella dei miei tredici anni. Quella che è iniziata come una punizione, stretto in macchina sul sedile posteriore con Cane di fianco, e la nonna che mi diceva che avrei passato l'estate con lei a casa della zia ricca, in un paesino di montagna che si chiamava Castelnero. E io che per tutto il viaggio ho finto di essere altrove, sulla mia nave pirata spaziale, in volo verso la base segreta della Luna Senza Nome. E invece. Invece poi è apparsa Tata, in quel posto sperduto. Che aveva quattordici anni ma ne dimostrava sedici e io non riuscivo a smettere di guardarla. E mi sono innamorato come uno scemo. Era come restare attaccati alla corrente, come scottarsi e gelarsi assieme. E lei, Tata, aveva una banda. Una banda di ragazze. Il loro rifugio segreto era al confine tra tutti i posti che conoscevo e tutti i posti che avevo solo immaginato. Lì eravamo alla pari. Lì non ero più il fratello minore di Eva. Lei ricordava il mio stupido nome, Mario. Io, Tata, l'avrei seguita ovunque. Siamo diventati Mary, Inca, Tata e Jo, noi. E ci siamo lasciati alle spalle l'infanzia in una notte. Una notte che ci ha cambiati. Tutti».

Per saperne di più: “Le ragazze non hanno paura” di Alessandro Q. Ferrari. DeA, 14,50 euro.

Monica Tappa