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Una pedagogista al Ceis per la prevenzione del disagio

«Da piccola suonavo nella banda di Marano, ero volontaria Avis sempre a Marano, cantavo nel coro della parrocchia dove facevo varie attività di volontariato, e lo spirito altruista che ho sviluppato...

«Da piccola suonavo nella banda di Marano, ero volontaria Avis sempre a Marano, cantavo nel coro della parrocchia dove facevo varie attività di volontariato, e lo spirito altruista che ho sviluppato in quegli mi ha portato ad abbracciare determinate tematiche».

Patrizia Belloi, 52 anni, di Modena, pedagogista e counsellor Fondazione Ceis, è impegnata in vari progetti in ambito sociale ed educativo, che spaziano dal sostegno ai detenuti nella progettualità legata alla fuoriuscita fino ai temi ...

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«Da piccola suonavo nella banda di Marano, ero volontaria Avis sempre a Marano, cantavo nel coro della parrocchia dove facevo varie attività di volontariato, e lo spirito altruista che ho sviluppato in quegli mi ha portato ad abbracciare determinate tematiche».

Patrizia Belloi, 52 anni, di Modena, pedagogista e counsellor Fondazione Ceis, è impegnata in vari progetti in ambito sociale ed educativo, che spaziano dal sostegno ai detenuti nella progettualità legata alla fuoriuscita fino ai temi, in ambito scolastico, dell’antidispersione, integrazione e orientamento alla scuola o al lavoro dei giovani.

«Già a 20 anni, mentre studiavo Pedagogia, ho iniziato ad interessarmi a questi temi, creando a Vignola il centro informazione disoccupati, legandomi a un’idea della Cgil dove ho svolto volontariato per un paio di anni fino ad approdare alla Cgil a Modena, dove sono entrata e sono rimasta per 25 anni come responsabile, tra le altre cose, del centro informazione disoccupati di Modena e della formazione di delegati e dirigenti funzionari. Dalla Cgil sono passata anche al Ministero dell’Istruzione come insegnante e poco dopo sono stata distaccata alla Fondazione Ceis nell’Area scuola e prevenzione al disagio, dove tuttora opero».

Patrizia racconta che negli anni alla Cgil ha toccato con mano situazioni spesso negative legate a condizioni lavorative non premianti per il lavoratore, «e la cosa che mi ha appassionato di più è la relazione con le persone – spiega Patrizia – Nel tempo, infatti, ho maturato la convinzione che riesci a dare veramente una mano se conosci il bisogno di chi ti sta di fronte e in questo il percorso di counselling che ho intrapreso nel 2002 mi ha aiutato molto a capire dove orientarmi per fare la differenza come formatrice. Tra i progetti che ho portato avanti recentemente, anche per il Ceis, c’è stato quello con i detenuti di Sant’Anna e della casa circondariale di Castelfranco, di sostegno all’autostima per costruire un progetto personale e professionale che aiuti queste persone a orientarsi nel mondo, una volta uscite dal carcere. Mi è rimasto impresso il bisogno di molti di loro di fare delle cose, sentirsi vivi e utili alla società, essere ancora nel mondo in qualche modo…».

Poi ci sono le attività legate all’antidispersione scolastica che Patrizia porta avanti come formatrice, collaborando a vari progetti e attività. «Nel mio lavoro, sono sempre tante le occasioni che mi fanno riflettere sulla necessità di sostenere gli individui, perché ci sono momenti nella vita delle persone in cui non si crede più a niente e la cosa da fare è andare a prendere ciò che c’è di importante nelle proprie vite e da lì ripartire per ricostruire. Ed è bellissimo vedere il salto che le persone spiccano quando insieme abbiamo individuato la loro scintilla». (l.s.)