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Modena. Nel mondo social il matrimonio diventa un film

“Due fuori e una capanna” di Niccolò e Francesca Sito, pagina Fb, instagram, a partire dal loro “sì”

MODENA. Organizzazione, matrimonio e viaggio di nozze, tutti sui social. Benvenuti nel mondo di “Due fuori e una capanna”. I creatori sono Niccolò e Francesca, una giovane coppia di sposi modenesi. Tra il 7 ottobre e il 9 novembre scorsi hanno festeggiato il loro sì in Australia, dove lui aveva vissuto per circa due anni. «Volevamo raccontare il matrimonio senza stereotipi - spiega il 28enne - mostrando che ci si diverte anche nella preparazione. Devi essere come un manager, scegliere i coll ...

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MODENA. Organizzazione, matrimonio e viaggio di nozze, tutti sui social. Benvenuti nel mondo di “Due fuori e una capanna”. I creatori sono Niccolò e Francesca, una giovane coppia di sposi modenesi. Tra il 7 ottobre e il 9 novembre scorsi hanno festeggiato il loro sì in Australia, dove lui aveva vissuto per circa due anni. «Volevamo raccontare il matrimonio senza stereotipi - spiega il 28enne - mostrando che ci si diverte anche nella preparazione. Devi essere come un manager, scegliere i collaboratori. Dapprima abbiamo creato il sito (chiamato appunto “Due fuori e una capanna”), poi la pagina Facebook. Così abbiamo reso partecipi le persone che ci hanno seguito, dagli amici della parrocchia alla famiglia».

Così il giovane ha trasformato la passione per i video (lavora in un’agenzia di marketing) in un lavoro, coinvolgendo la futura dolce metà. «Mi ha contagiato con il montaggio dei filmati - ha ripreso la 22enne - e così abbiamo iniziato a descrivere la preparazione del matrimonio sulla pagina, i canali YouTube e Instagram. Quando realizzavo i video mi divertivo. Per il viaggio mi sono impuntata ad andare in Australia». Il Paese oceanico aveva accolto nel 2014 lui, ma non lei. I due sposi si erano appena conosciuti durante un incontro di preparazione tra gruppi parrocchiali per un pellegrinaggio ad Assisi. «Saremmo dovuti andare in Terrasanta quell’estate - ha ricordato lui - ma poi il viaggio è stato cancellato per i bombardamenti. Abbiamo capito subito di piacerci, ma io sapevo che sarei dovuto partire per l’Australia una volta tornato a Modena dall’Umbria. Abbiamo vissuto una storia a distanza, poi appena sono tornato abbiamo capito che la nostra era una storia seria e abbiamo deciso di camminare vicini con una meta».

La meta è stata ufficialmente raggiunta sabato 7 ottobre 2017 nella chiesa nonantolana di Redù; tuttavia, l’avvicinamento sui social network era partito già dal primo aprile. La distanza è stata coperta da tutorial per aspiranti sposi, post su canzoni e domande tipiche, serie televisive e vacanze separate. L’annuncio della data del matrimonio è stato lanciato sulla piattaforma attraverso un video. Nel filmato i due inseguono da agenti segreti… lo stesso Niccolò. A convocarli è Francesca, che ha notato comportamenti strani nel partner, come il dono di un anello con un cuore. La finzione scenica è ottenuta dall’utilizzo di una controfigura, che di spalle permette ai due personaggi femminili di coesistere. Gli 007 si mettono sulle tracce del giovane, che ricerca abiti eleganti e lascia un bigliettino con la scritta “7 ottobre, ore 11, chiesa di Redù”. Seguendo l’ultima pista, si presentano davanti alla parrocchia e lanciano in video l’invito a partecipare all’evento del 7 ottobre. «Noi ci saremo e voi?». «Molti parenti non hanno capito il messaggio - ha confessato Niccolò - e quindi abbiamo dovuto mandare l’invito cartaceo». Il lancio del riso beneaugurante ha aperto la strada al viaggio verso l’Oceania. Il racconto è proseguito sulla pagina Facebook, in cui i giovani sposi hanno pubblicato aggiornamenti dall’Australia e non solo. Hanno testimoniato il ritorno a Modena (passando da Milano) e il trasloco da Serramazzoni a San Prospero, dove stanno creando insieme «la vera capanna». Il nome “Due fuori e una capanna” è un richiamo all’opera di Ana Seymour (“Due cuori e una capanna”) in chiave ironica. «Non ci piace prenderci sul serio - ha concluso il giovane - e quindi non volevamo passare per bacchettoni. Una capanna trasmette senso di umiltà e il nostro obiettivo è condurre una vita che parta dal basso. Comunemente si pensa che serva una villa per sposarsi mentre non è così: dove c’è una capanna c’è un tetto. Inoltre, la nostra prima vera casa era un van in cui non ci stavamo fisicamente: dovevamo spostare i sedili. Da lì in poi è stato tutto in discesa».