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Carpi. Fashion ecosostenibile La battaglia di Livia per passerelle green

L’impegno della italianissima moglie dell’attore Colin Firth  che vede nel distretto di Carpi una grande opportunità etica

Modena sarà la sede del grande evento conclusivo del Green Social Festival, manifestazione che si è svolta lungo un arco temporale che è andato da febbraio a maggio. La scelta della nostra città non è casuale in quanto Modena è il distretto primario per il Paese nei settori dell’automotive, delle ceramiche, del food, del biomedicale, dell’energia, del tessile. Questi settori rappresentano l’economia trainante con quote di export importantissime, ma anche con espressioni uniche al mondo di in ...

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Modena sarà la sede del grande evento conclusivo del Green Social Festival, manifestazione che si è svolta lungo un arco temporale che è andato da febbraio a maggio. La scelta della nostra città non è casuale in quanto Modena è il distretto primario per il Paese nei settori dell’automotive, delle ceramiche, del food, del biomedicale, dell’energia, del tessile. Questi settori rappresentano l’economia trainante con quote di export importantissime, ma anche con espressioni uniche al mondo di innovazione, ricerca e sviluppo. L'industria della moda è il secondo settore più inquinante dopo la lavorazione del petrolio e non tutti sono a conoscenza di questo fatto.

Per questo, in un territorio come il nostro dove il distretto tessile di Carpi gioca un ruolo fondamentale per la nostra economia e per quella dell'Italia intera, diventa importantissimo acquisire una coscienza molto più green partendo dalla base del sistema e cioè dalla fase embrionale della creazione e realizzazione dei capi. Il World Resources Institute ha diramato informazioni a riguardo alquanto shockanti: la produzione di una maglietta di cotone necessita di 2.700 litri d'acqua, pari a quanti ne beve una persona in due anni e mezzo; la produzione di tessuti acrilici ha generato 706 milioni di tonnellate di gas serra senza contare che, ad ogni lavaggio, una maglia in sintetico rilascia oltre 1900 fibre microplastiche che vanno ad inquinare fiumi e mari e a contaminare un pesce su quattro di quelli che finiscono sulle nostre tavole. La coltivazione del cotone per la produzione della fibra tessile è responsabile dell'uso di un 1/4 degli insetticidi usati nel mondo e dell'11% dei pesticidi.

La fast fashion, quella delle catene low cost, ha poi fatto alzare il consumo pro-capite di abiti che in 14 anni è aumentato del 60% con circa 150 miliardi di capi che ogni anno vengono gettati nelle discariche o inceneriti producendo ulteriori danni tenendo conto che un paio di scarpe impiega quasi 1000 anni a degradarsi in modo naturale. Paladina della moda ecosostenibile è Livia Firth, affascinante e italianissima moglie del premio Oscar Colin Firth, impegnata nella battaglia per una moda più etica ed ecologica. Il suo impegno si è tradotto nella fondazione di Eco-Age, una società di consulenza che aiuta le aziende a diventare ecosostenibili e nel Green Carpet Fashion Awards realizzato con Camera Nazionale della Moda Italiana e il supporto del Ministero per lo Sviluppo Economico nel quale sono stati assegnati riconoscimenti ai marchi del lusso attenti ad una produzione appunto etica e sostenibile.

Presente alcuni mesi fa al Fidenza Village, Livia ha parlato dell'importanza fondamentale di Carpi: «Tutte le rivoluzioni devono partire dal basso, quindi tutte le filiere ricoprono un ruolo strategico magari iniziando a produrre con tessuti di origine biologica, con etichette che provino la tracciabilità del prodotto (come si fa per il cibo) o usare la stampa digitale al posto di quelle di contengono arsenico ed altri veleni, conce vegetali ed ecopelle o pelle a basso impatto ambientale. È importantissimo educare il consumatore, ma ancora più fondamentale è educare i produttori, per un mondo migliore e sono certa che ci riusiciremo». Maggiori informazioni sul progetto EcoAge su www.eco-age.com