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«Papà, un ambasciatore del bello e un imprenditore illuminato»

«Aveva l'ambizione di far conoscere nel mondo tutto ciò che di bello c'è in Italia. All'epoca delle figurine aveva avuto l'intuizione di portarle all'estero e ci era riuscito in maniera mirabile....

«Aveva l'ambizione di far conoscere nel mondo tutto ciò che di bello c'è in Italia. All'epoca delle figurine aveva avuto l'intuizione di portarle all'estero e ci era riuscito in maniera mirabile. Quando con i fratelli aveva ceduto l’azienda nel 1989, c'erano più di 60 mercati avviati in tutta Europa e negli Stati Uniti. Una piccola multinazionale. Aveva toccato con mano quanto fosse importante la visibilità fuori dall'Italia. La stessa ambizione quando ha messo sul mercato internazionale i m ...

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«Aveva l'ambizione di far conoscere nel mondo tutto ciò che di bello c'è in Italia. All'epoca delle figurine aveva avuto l'intuizione di portarle all'estero e ci era riuscito in maniera mirabile. Quando con i fratelli aveva ceduto l’azienda nel 1989, c'erano più di 60 mercati avviati in tutta Europa e negli Stati Uniti. Una piccola multinazionale. Aveva toccato con mano quanto fosse importante la visibilità fuori dall'Italia. La stessa ambizione quando ha messo sul mercato internazionale i meravigliosi monumenti di “Mirabilia Italiae”.

E con la digitalizzazione, che abbiamo avviato, avremo molto di più. Ha seminato qualcosa d'importante che sta dando frutti anche al di là dei confini nazionali». È Franco Cosimo Panini nel ricordo dei figli Laura e Luca. «Era la persona - evidenzia Laura - più gentile che io abbia conosciuto. Aveva quel tatto di riguardo nei confronti di tutti. Quando se n'è andato, sono venuti a Modena amici da ogni parte del mondo per l'estremo saluto. Aveva un'autorevolezza sostenuta dalla conoscenza. Un uomo curioso, con tanti interessi, una intelligenza rara e una memoria prodigiosa. Ricordava tutto. Detestava l'arroganza. Era riuscito a fare cose fuori dal comune, pur venendo da una famiglia molto umile, senza mezzi. Aveva preso il diploma di ragioniere in due anni alla scuola serale e iniziato a lavorare al Banco S. Geminiano, crescendo sempre più intellettualmente. La sua potenza si esprimeva attraverso il talento, l'intellingenza».



E Luca ricorda la Laurea Honoris Causa in Scienze Naturali datagli, nel 2000, dall'Università di Modena, il Premio alla Cultura, due anni dopo, conferitogli dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la nomina a Grande Ufficiale e poi a Cavaliere di Gran Croce, assegnatagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nota la sua passione per gli aspetti umanistici della cultura, ma anche per la geografia, tanto da conoscere persino i posti più reconditi. Vale la pena citare un aneddoto che riporta al 1945, quando bombardarono la caserma Santa Chiara e i tedeschi scapparono. Le persone si affrettarono a cercarvi qualcosa di utile. Franco Cosimo, allora tredicenne, si impossessò, invece, di mappe geografiche e guide. Grande l'entusiasmo per il calcio, la pallavolo e altri sport, le Olimpiadi, i viaggi. E intenso l' amore per il bello. La sua memoria gli permetteva di conoscere a memoria brani della Divina Commedia di Dante, poesie di Leopardi e altri autori. «Nell'intervista a Raitre, al momento dei bond argentini, mio padre - spiega Luca - sosteneva che con la vendita dell'azienda avrebbe potuto comprare yacht, o mettere i soldi in banca, con il rischio di perderli, come gli investitori nei bond argentini. Meglio allora investirli in una nuova attività per dare lavoro alle persone, fare cose nuove per lasciare qualcosa di costruttivo. E noi proseguiamo con questo spirito». (m.f.)