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Panchina delle bugie

Può capitare che la pensilina di un'officina meccanica si trasformi nel gazebo di un giardino, nel luogo magico che solo la poesia è capace di inventarsi, nonostante i carrelli elevatori, i bidoni...

Può capitare che la pensilina di un'officina meccanica si trasformi nel gazebo di un giardino, nel luogo magico che solo la poesia è capace di inventarsi, nonostante i carrelli elevatori, i bidoni con lo scarto di olio motore, le chiavi inglesi, le tute da lavoro. Può capitare, in quella zona industriale della città punteggiata da mille capannoni a ridosso del cavalcavia della Sacca, se un signore rappresentato innanzitutto da un paio di baffi e dalla sua gentilezza ti invita a sedere sulla ...

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Può capitare che la pensilina di un'officina meccanica si trasformi nel gazebo di un giardino, nel luogo magico che solo la poesia è capace di inventarsi, nonostante i carrelli elevatori, i bidoni con lo scarto di olio motore, le chiavi inglesi, le tute da lavoro. Può capitare, in quella zona industriale della città punteggiata da mille capannoni a ridosso del cavalcavia della Sacca, se un signore rappresentato innanzitutto da un paio di baffi e dalla sua gentilezza ti invita a sedere sulla panchina delle bugie. “Perché qui siedono persone tutte le mattine. E se la raccontano”. Mi ha detto. Ed è vero. Arriva il commercialista, la commessa, la studentessa, il motociclista, il fricchettone, la casalinga. E la panchina cattura le confidenze di queste presenze di passaggio, tutte di fretta, tutte, secondo l’ospite, mentitrici. Non so se abbia tenuto un diario di queste confidenze oppure no. Ma in fondo non importa. Ha comunque compreso che nella frenesia patologica che ci stringe come un pitone affamato in effetti cerchiamo tutti un po’ di pace. E quindi sediamo, anche un minuto, per quietare. E mentre gli pneumatici sfilano uno in coda all’altro, disciplinati come elefanti nella savana, nell’horror vacui di giornate che pullulano di persone ma mancano quasi totalmente di rapporti umani, abbiamo davvero bisogno di scambiare qualche parola con qualcuno. Fosse anche uno sconosciuto. Per Ramana Maharshi “Non c’è la Verità. C’è solo la verità di ogni momento” ed è appunto quella che riveliamo in occasione di questi incontri fortuiti, volatili come una promessa. “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe” diceva Mark Twain, mentre Massimo Gramellini sostiene che “preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi”. Mentre penso a tutto questo, seduta sulla panchina delle bugie, un bimbo con una maglietta con scritto Mr. Hot Dog e la sua variopinta famiglia africana mi augurano buongiorno e un meccanico sdraiato sotto un’automobile canta “Una paloma blanca…”. Sembra quasi di vedere la colomba, anche se non c’è.