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Modena. Patrizio è senza arti ma ha voglia di vivere «Servono le protesi»

È nata un’associazione per sostenere l’uomo colpito da sepsi «Sono felice di esserci ancora per il bene della mia famiglia» 

Modena, l'appello per Patrizio, senz'arti dopo un'estesa infezione addominale MODENA. In un mondo sempre più assuefatto da insensibilità e cattiverie, passare un’ora di tempo a casa dei coniugi Bertarini, sposati da 39 anni ed entrambi modenesi ma residenti a Rubiera, servirebbe per comprendere a pieno cosa significhi amare la vita a tal punto da superare con dignità e forza d’animo le difficoltà che il destino ti ha riservato. Patrizio Bertarini, nato a Bussolengo 62 anni fa ma originario di Serramazzoni, nel 2017 è stato colpito da sepsi fulminante: un’estesa infezione addominale che ha provocato la necrosi di braccia e gambe, rendendo necessario un grosso intervento d’amputazione. Non ha più gli arti Patrizio. Ma un sorriso e una simpatia che quelli, no, nessuno è riuscito a portargli via. Un po’ per carattere e un po’ per l’amore della moglie Rosanna Brini, 58enne e nativa di Formigine, panettiera e angelo custode «del mio puffo» - come chiama con dolcezza il marito - «perché è alto 1,80 ma ora che è sulla sedia a rotelle è diventato piccolino». Video di Gino Esposito La storia

MODENA. In un mondo sempre più assuefatto da insensibilità e cattiverie, passare un’ora di tempo a casa dei coniugi Bertarini, sposati da 39 anni ed entrambi modenesi ma residenti a Rubiera, servirebbe per comprendere a pieno cosa significhi amare la vita a tal punto da superare con dignità e forza d’animo le difficoltà che il destino ti ha riservato.

Patrizio Bertarini, nato a Bussolengo 62 anni fa ma originario di Serramazzoni, nel 2017 è stato colpito da sepsi fulminante: un’estesa infezione addominale che ha provocato la necrosi di braccia e gambe, rendendo necessario un grosso intervento d’amputazione. Non ha più gli arti Patrizio. Ma un sorriso e una simpatia che quelli, no, nessuno è riuscito a portargli via. Un po’ per carattere e un po’ per l’amore della moglie Rosanna Brini, 58enne e nativa di Formigine, panettiera e angelo custode «del mio puffo» - come chiama con dolcezza il marito - «perché è alto 1,80 ma ora che è sulla sedia a rotelle è diventato piccolino».

Scherza Rosanna, ma è stata dura, molto dura, affrontare la via crucis di Patrizio insieme alla loro unica figlia Valentina, 30 anni, residente a Carpi e dietista come libera professionista, nonchè contrattista in Ginecologia presso il Policlinico di Modena. E poi gli amici e i conoscenti che nel momento di estremo bisogno hanno risposto “presenti”. Creando una Onlus in suo onore - “Amici di Patrizio” - volta a raccogliere fondi per potergli così garantire una vita ed un futuro degni e soprattutto normali. Grazie all’acquisto di protesi funzionali e di ultima generazione e ad un’ auto speciale.

«Voglio a tutti i costi camminare ancora, guidare la macchina e giocare nuovamente a bocce con gli altri vecchietti. Gli ho detto: “Aspettatemi, perché prima o poi torno da voi”. Non provo imbarazzo per la mia condizione. Anzi, sono felice di essere vivo per me e la mia famiglia» ammette con tenacia Bertarini.

Doveva essere una vacanza: «A Pasqua dell’anno scorso siamo partiti io, Patrizio, Valentina ed una sua amica per dodici giorni che sognavamo da tempo, a Los Cristianos, nel sud dell’isola di Tenerife - spiega Rosanna - e prima di partire Patrizio ha fatto per sicurezza degli esami clinici standard che sono risultati in regola. Poi il malore. Io non so l’inglese e neanche lo spagnolo ma ricordo che, dopo due ore di visite, un medico ha detto: “Muerto”. E Valentina, che invece conosce le lingue, mi ha confermato che il dottore intendeva che a Patrizio restavano due ore di vita: era in preda ad una sepsi fulminante dovuta a sei calcoli al rene che purtroppo non erano stati rilevati dagli esami fatti prima di partire».

Tre mesi d’inferno in cui Rosanna è rimasta sempre accanto al marito - in una pensione poco distante dall’ospedale poi in un appartamento - prima della definitiva amputazione di mani e gambe. “I medici mi dicevano di stargli accanto e di parlargli solo di cose belle perché poteva sentirmi: io ero all’estero, da sola (la figlia era rientrata a casa per cercare aiuti, ndr) e non ho mai voluto abbandonarlo. Vivo o morto - mi son detta - tornerò a casa insieme a lui. Poi la necrosi agli arti si è aggravata e siccome era profonda in una prima operazione gli hanno dovuto amputare entrambe le mani, la gamba sinistra e il piede della destra. E in una seconda operazione anche la gamba destra. Quando si è svegliato e si è reso conto di quello che era successo non voleva più mangiare: è stata la prima volta in cui mio marito mi ha vista piangere». Tanti gli aiuti concreti arrivati dall’Italia per Patrizio, ma non dalle istituzioni spagnole, come puntualizza la moglie: “Dopo essermi rivolta al Console italiano a Santa Cruz senza successo, ho ricevuto una telefonata da una funzionaria italiana all’Ambasciata di Madrid. Io chiedevo solo un contributo economico per rientrare delle spese che avevo sostenuto per vivere a Tenerife tre mesi e aver dovuto anche chiudere due panetterie di nostra proprietà. Lei invece mi ha proposto un prestito con diritto di riscatto. La Onlus, invece, è nata proprio da un’idea di un nostro amico, Valerio Bottazzi, che con Giuseppina Denti, Antonio Mancuso ed altri è andato dal sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, per chiedere solidarietà».

«Il sindaco ha concesso al figlio di un mio amico, Roberto Severi, e la sua band di fare un concerto benefico in piazza il cui devoluto ci è stato inviato - spiega Patrizio - come gli amici della Bocciofila che hanno organizzato un torneo di tombola, riservandoci le vincite. E i soldi della cena di una terza media di Castelnuovo sono stati raccolti da una mamma che ci ha infine fatto un bonifico».

«Tornati in Italia l’11 luglio 2017, giorno del 30esimo compleanno di nostra figlia - riprende Rosanna - Patrizio era un “cadavere”: è stato subito ricoverato all’ospedale di Baggiovara sotto la supervisione della dottoressa Francesca Carubbi e poi nel reparto di medicina riabilitativa sotto l’egida della dottoressa Carmen Gambarelli. Infine ha iniziato la riabilitazione grazie a due fisioterapisti eccezionali, Claudio e Federica. Finchè il 9 settembre è stato dimesso e siamo tornati a casa. Poi le visite all’ospedale di Budrio dove gli sono state applicate delle cuffie particolari sia alle mani che alle gambe i cui costi sono stati a carico dell’Ausl. Ma il giorno più bello sarà quando potrà avere delle protesi definitive e speciali che gli consentano di tornare ad avere la vita che merita».
 

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